Aspetti sociali

I cambiamenti che caratterizzano la societÓ italiana in quelli che, fino ai primi anni Cinquanta, erano stati i suoi riferimenti sociali, rivoluzioneranno in maniera repentina, sfuggendo a qualsiasi possibilitÓ di previsione e statistica, gli assetti sociali e i comportamenti degli italiani. Viene messa in discussione l'istituzione stessa della famiglia,anche in Italia come in altri paesi industriali entra in crisi definitivamente la Famiglia detta Patriarcale con i suoi valori tradizionali e la sua esperienza didattico-educativa.
Il nucleo classico, di derivazione in parte, contadina, esplode e si frantuma in una serie di microcosmi che, almeno in un primo tempo, pi˙ che acquistare indipendenza e autonomia vivono di adattamento alle nuove necessitÓ, storditi potremmo dire dal repentino cambiamento. Non Ŕ pi˙ proponibile un modello di economia familiare, basato sulla separazione dei ruoli per fasce d'etÓ e sesso, che vede la famiglia produrre in funzione della sopravvivenza di tutti i suoi elementi, considerati comunque utili e da tutelare. I tempi nuovi che avanzano esigono nuova reattivitÓ e l'esperienza dei pi˙ anziani risulta inutile fardello per quelle generazioni che dovranno confrontarsi con le necessitÓ della costruenda macchina produttiva, subendone addirittura il fascino accecante. Modelli che attenzione si erano in parte giÓ sperimentati in alcune aree industriali del Paese come Torino ad esempio si diffondono a tappeto per tutto il Paese,non in modo simile ovviamente.

Le famiglie nucleari, composte solo da genitori e due figli, si fanno sempre pi˙ numerose e, pur conoscendo il "boom" un rialzo dell'indice di natalitÓ, la cultura della contraccezione, in un sistema sociale ben lungi dall'essersi liberato dai tab˙ legati alla sessualitÓ, comincia a fare i suoi timidi passi.
Per quel che riguarda la donna e il suo ruolo in questo periodo si Ŕ spesso portati a sottolineare come la partecipazione diretta alla produzione e all'incremento del reddito familiare sia decisamente di poca portata. In questo modo rischia di sfuggire uno dei cardini della storia sociale del periodo considerato. Prendiamo ad esempio il rapporto tra la figura femminile e il mercato del lavoro o, meglio, trattandosi di lavoro in fabbrica, del nuovo lavoro. La possibilitÓ di essere assunta come operaia, ricoprendo un ruolo prettamente maschile, non rappresenta certo per la donna la raggiunta indipendenza dai ruoli d'abitudine. Le ragazze (va sottolineato che la maggior parte delle donne sposate vengono per buona parte escluse dal mercato del lavoro) sono sottopagate e spesso costrette a turni di lavoro estenuanti. Le occupazioni in campagna avevano visto muovere la figura femminile sempre dentro gli argini della dimensione familiare. Tutta la famiglia andava alla semina, tutti alla vendemmia e qualsiasi scambio sociale era comunque supervisionato dall'intero nucleo d'appartenenza. Da adesso in poi la donna che entra in fabbrica viene proiettata in una realtÓ dove il reparto non tiene conto dei vincoli di parentela e due fidanzati che lavorano nello stesso stabilimento a volte non hanno nemmeno i turni coincidenti e finiscono per vedersi ai cancelli, di sfuggita. Il vero cambiamento sociale Ŕ per˛ legato certo non solo alla donna inserita nel mercato del lavoro ma a quella rimasta tra le pareti domestiche. Il marito costretto a turni di dieci, dodici ore, i figli,  adesso frequentano la scuola ben oltre il periodo classicamente dedicato agli studi dalla maggioranza dei ragazzi, vanno seguiti ed educati. La casa non chiede di essere custodita, col suo tesoro di elettrodomestici. La figura della casalinga che si profila diventa uno dei punti di riferimento ,della macchina produttiva. A lei si dedicano riviste intere, esplode il fenomeno delle pubblicitÓ d'ambientazione domestica e gli accessori per la casa sono uno dei punti di forza della produzione nazionale. Questa consacrazione della figura femminile a un ambito decisamente ristretto ha come conseguenza l'allontanamento delle donne dalla vita pubblica e politica italiana. Il modello sembra essere quello di una casalinga moderna.Le possibilitÓ di salire i gradini della scala sociale a due a due, accendendo gravosi mutui sull'esistenza, passando per i turni estenuanti della fabbrica, per le condizioni di vita precarie in alloggi affollati e costruiti in fretta, si fanno quanto mai aleatorie e producono illusioni destinate a naufragare in un profondo conflitto sociale, pronto a scoppiare negli anni a venire. Ma tutto viene sacrificato nel nome di questo benessere da raggiungere, nella speranza di godere di quei piccoli privilegi che fino ad allora erano stati negati a molti. La televisione sarÓ il veicolo di trasmissione di messaggi che attecchiranno su milioni di persone . Con lo scooter la sera si pu˛ facilmente raggiungere il paese anche dalle campagne, fino ad allora tenute in un triste isolamento, e al bar gli spettacoli e la pubblicitÓ mettono addosso un'inquietudine che agita i pensieri di pi˙ d'uno.
Ovviamente la spinta propulsiva pi˙ grossa verrÓ data dalla necessitÓ di abbandonare lo stato di cronica indigenza che caratterizza la realtÓ contadina. Ai pi˙ pare di intuire che riqualificarsi, essere parte di quei nuovi tempi, pu˛ essere il modo per ricostruire un livello di comunicazione con uno stato di cui si sentono orfani. Nel contesto urbano si vanno perdendo i riferimenti culturali e si azzerano le identitÓ: il senso di solitudine Ŕ il prezzo da pagare per l'affrancamento dalla grande famiglia tradizionale.


Se Ŕ pur vero che tra il '59 e il '63 si quintuplica la produzione di autoveicoli e che un milione e mezzo di frigoriferi e 634.000 televisori danno il polso di una realtÓ produttiva che riqualifica l'Italia anche sui mercati internazionali, per gli italiani questa opportunitÓ di innalzamento del livello di vita muore negli anni a venire nella necessitÓ di riempire quei frigoriferi e nell'urgenza, presto ossessiva, di ordinare i ritmi della propria esistenza sulla scansione di rate e cambiali.
Si costruiscono strade e si lavora per mettere a suo agio il cittadino nel meccanismo della produzione e del consumo. L'allacciamento dell'acqua corrente e dell'elettricitÓ nelle case non Ŕ pi˙ una cosa rara.
L'abbandono delle occupazioni originarie innesca un inevitabile fenomeno di spostamento di gruppi sempre pi˙ consistenti verso le cittÓ del lavoro. Il fenomeno dell'emigrazione, giÓ presente a partire dall'inizio del secolo e caratterizzante le aree geografiche pi˙ povere, raggiunge livelli fino ad allora impensabili. Le mete deputate fino a qualche decina d'anni prima erano le Americhe, cosÝ lontane da indurre molti a recidere i legami con la terra d'origine, ma adesso i flussi migratori si indirizzano verso Germania, Francia, Belgio e Svizzera ridefinendo le modalitÓ del fenomeno. Migliaia di persone si muovono intanto dal meridione verso le grandi cittÓ del nord, scoprendo le nuove rotte interne della migrazione. Trovano ad accoglierle diffidenza e disprezzo e, soprattutto, cittÓ impreparate a questo aumento repentino della popolazione. Appena l'immigrato si sente sicuro fa avvicinare a sÚ il resto della famiglia, secondo un meccanismo di mutuo soccorso giÓ consolidato dagli emigranti che andavano a cercare fortuna in America. Soffitte, cascine di periferia e scantinati umidi sono le dimore abbordabili che fanno degli immigrati nelle grandi cittÓ l'oggetto della diffidenza razziale. "Non si affitta a meridionali" Ŕ il cartello che spesso compare sulle dimore in locazione. Intere borgate e quartieri si sviluppano senza nessun piano regolatore che ne assicuri almeno i servizi primari e le baracche si addossano, col loro carico di fatiscenza e degrado, ai margini della cittÓ.
Le case vengono costruite di notte nell'abusivismo pi˙ completo e sono spesso soggette a crolli e allagamenti. Anche i centri storici vengono ripopolati da questa nuova umanitÓ, stipata in soffitte. La speculazione edilizia esplosa dai primi anni Cinquanta intutta lÓ sua virulenza ha fatto sorgere, dando il via a un disastro ambientale che finirÓ per alte rare in modo irreversibile il territorio, palazzoni orribili e soffocanti e ora Ŕ tempo di riempirli.
Questi quartieri operai non hanno negozi, edifici scolastici, uffici postali, trasporti pubblici e questo stato d'abbandono Ŕ espressione di una chiara volontÓ politica.La possibilitÓ di raggiungere forme di vita anche in minima parte accettabili viene subordinata a compromessi che vanno dalla gestione del voto alla negazione dell'attivitÓ sindacale. Il controllo sociale sulla popolazione, che fino ad allora aveva visto interagire la chiesa, attraverso la rete estesa dei parroci, e il sistema politico, viene meno con l'abbandono della di mensione rurale. Non a caso in questi anni si assiste a un abbandono del culto e della devozione che non ha precedenti e le stesse vocazioni al sacerdozio diminui scono drasticamente. La realtÓ urbana deve essere ricondotta in tempi brevissimi negli argini di quella politica anticomunista che era stata il baluardo della Dc e del clero. Il pericolo che il nuovo disagio urbano venga sfruttato dalle sinistre, giudicate pi˙ pronte al confronto sindacale e a guidare la rivendicazione operaia, viene combattuto con il reclutamento di molti giovani,spesso segnalati dalle curie, che vengono avviati alla professione di assistente sociale. I soldi spesi per l'assistenza finiscono per garantire ai poveri un aiuto che gli consente di sopravvivere senza un vero piano di sviluppo sociale. Per l'edilizia abitativa pubblica la spesa Ŕ del 16% rispetto al totale complessivo dei soldi investiti nel settore edile. U iniziativa Inacasa, lanciata da Fanfani nel 1949, darÓ luogo alla successiva costituzione della Gescal, un calderone clientelare che cesserÓ la sua attivitÓ all'inizio degli anni Settanta, sommerso da scandali e corruzione. Confinate in questa realtÓ di degrado, le famiglie meridionali saranno costrette a rinunciare a molti deiloro costumi e alla loro identitÓ, considerando che,al nord anche il culto religioso Ŕ diverso, privo del corollario di feste e ricorrenze che rappresenta il fulcro della vita sociale del sud. Assorbito nel tessuto urbano il nucleo familiare vive una sorta di trauma linguistico con l'avvento delle nuove generazioni: in una stessa casa si parla con cadenze e dialetti diversi che sottolineano il tentativo mimetico delle nuove generazioni nei confronti del territorio d'accoglienza.Proprio in questo contesto si viene delineando la figura sociale del "giovane", altro prodotto quest'epoca. Fino ad allora le fasi della vita erano circoscritte all'infanzia, sorta di anticamera del mondo del lavoro i cui tempi erano talora drammaticamente ridotti, e al mondo degli adulti, coincidente col momento della produzione e della fattivitÓ. In questi anni si va formando una sorta di terra di mezzo fra queste due etÓ, popolata da ragazza che hanno superato l'infanzia e tardano, in maniera in un certo senso consapevole, a inserirsi nel mercato del lavoro. Nasce la figura del "giovane" che ora, grazie ai nuovi mezzi di comunicazione e all'abilitÓ rapace della macchina produttiva e pubblicitaria, diventa autonoma, con livelli di comunicazione specifici e con distinte necessitÓ di consumo.Ai giovani in particolare bisogna attribuire la nascita di nuove abitudini e nuovi riti che andranno assumendo un'importanza sempre pi˙ grande nella vita degli italiani. Il tempo libero diventerÓ presto uno dei fulcri innovativi dei costumi, e il mondo della cultura e i media cominceranno a guardare al fenomeno con preoccupazione: i jeans, i balli e tutti i simboli che identificano questa nuova giovent¨ "ribelle" verranno demonizzati. Quello che caratterizza i giovani italiani dell'epoca Ŕ la voglia quasi ossessiva di essere moderni e al passo con i tempi. I locali da ballo, i juke-box perennemente accesi nei bar, lo scooter e la motocicletta che permettono spostamenti che fino ad allora le biciclette dei padri avevano negato, tutto contribuisce ad alimentare questa immagine che partendo da allora diviene uno dei riferimenti vincenti delle strategie pubblicitarie fino ai giorni nostri. La famiglia subisce questo ennesimo scossone cercando di assorbirlo come meglio pu˛: madri e padri, quegli stessi che erano partiti dal paese con la speranza di una vita migliore, cominciano a sognarla almeno per i loro figli. L'ossessione del "posto" che garantisca una tranquillitÓ economica spinge molti verso i pubblici impieghi e, di conseguenza, si rafforza il sistema clientelare.
Non manca comunque la volontÓ di costruire concretamente basi economiche che consentano uno sviluppo proiettato anche nel futuro e la piccola imprenditoria, soprattutto al nord, tenterÓ un salto in avanti e una ricollocazione. I laboratori artigiani che si trasformano in aziende sono, in questo periodo, innumerevoli e non limitano la propria sopravvivenza a una funzione satellitare alle ditte pi¨ importanti, ma costruiscono spesso spazi di produzione autonomi.