ll Monoscopio -Lo si vedeve sullo schermo quando non vi erano programmi in onda -Prime trasmissioni Rai nel 1954-55
 

Cultura e mezzi d'informazione

La televisione è senz'altro tra i protagonisti di quest'epoca e gioca un ruolo di primissimo piano in campo sociale e politico. Per buona parte degli anni Cinquanta(1954-55 le prime trasmissioni) la televisione viene considerata il cinema dei poveri e vi è una certa verità in questa affermazione, se teniamo conto della semplicità e dell'immediatezza dei programmi televisivi,  in sintonia con le caratteristiche tradizionali della cultura popolare media del Paese. La prima reazione degli intellettuali, soprattutto progressisti, è di critica verso un mezzo di cui non si è intuito il reale potenziale e che sembra minacciare gli uomini di cultura nel loro status. Il mondo politico non fa attendere le sue reazioni di fronte al progresso che avanza e i più pronti a cogliere l'occasione di impossessarsi del più potente tra i mezzi d'informazione, grazie al fatto d'essere partito di governo, sono i democristiani che non cederanno per molti anni il controllo sulle trasmissioni, esercitando censure e gestendo la programmazione. Si trattava di una TV essenzialmente pedagogica non priva comunque di programmi di interesse sia propriamente televisivo (riferito al linguaggio della TV) sia culturale ricordiamo le produzioni di Rossellini
Il motivo di una  rapido interesse di una parte del mondo cattolico sulla TV  sta nell'esperienza che clero e potere politico avevano già maturato con il sistema radiofonico. Filiberto Guala, in seguito diventato frate trappista, è il primo uomo al comando della Rai ma, in un paese alla vigilia di un'apertura a sinistra, l'intransigenza di certe scelte da parte del centro appare davvero inadeguata. Nel 1956 viene scelto come amministratore delegato Marcello Rodinò, un uomo ritenuta più idoneo per l'epoca. I nove anni di gestione Rodinò segnano un processo di moderata laicizzazione del sistema radiotelevisivo anche se l'intervento della chiesa in materia è sempre di un certo rilievo. Nasce la televisione scolastica, quella per i ragazzi e la pubblicità assume un ruolo fondamentale nel sistema delle comunicazioni. Anche con una certa tendenza all'omologazione culturale, la televisione svolge una funzione didattica notevole, stabilendo criteri linguistici comuni in un territorio in cui esistono vaste aree geografiche in cui si parla solo il dialetto. In un primo tempo il carattere di socializzazione, legato alla necessità per la maggioranza di guardare la televisione in luoghi pubblici o comunque dividendo l'esperienza con vicini e familiari,se pur era un fenomeno di relativa povertà(non si possedeva la tv) favorisce scambi e socializza. In seguito l'acquisizione dell'apparecchio televisivo ad uso privato finisce per ottenere l' effetto contrario e le famiglie si chiudono nel loro guscio rinunciando agli scambi con l'esterno. In televisione si vede gente felice che corre in scooter, sorride, balla e sorseggia liquori e ci sono buone ragioni per ritenere che lo schermo dia la spinta propulsiva a molti dei cambiamenti di costume che si registrano in quegli anni. I programmi_dell'epoca, accanto al teatro, a qualche film e ai primi sceneggiati, vedono assurgere alcuni personaggi a grande celebrità. La comunicazione televisiva in generale, per alcuni versi, si univa anche ad una spinta che nasceva nella società di crescita culturale ,almeno sino agli anni ottanta ;nel senso che per molti divenne un trampolino di lancio verso linguaggi sconosciuti ,per altri significò massificazione e conformismo.



Pensiamo al professor Cutolo di Una risposta per voi, al maestro Manzi con Non è mai troppo tardi che contribuisce a far alzare l'indice di alfabetizzazione, ancora a Padre Mariano e alla sua opera di evangelizzazione catodica. Un posto a parte spetta al programma Carosello dove la pubblicità vive la sua massima consacrazione e sul quale le famiglie italiane finiscono per regolare le loro abitudini con un orologio che scandisce "a letto dopo Carosello". L'evento rimane però Lascia o raddoppia? che segna per gli italiani il momento della scoperta della televisione e per l'amministrazione Rai la conferma della possibilità di adattamento del modello americano ai suoi telespettatori. Le persone assiepate nei bar e, addirittura, nelle piazze per vivere l'esperienza del quiz sono ormai patrimonio della nostra memoria collettiva .
Il telegiornale, cosí come era già avvenuto con la radio, trasmette notizie passate all'attento vaglio delle forze cattoliche al potere. Spesso alcune notizie vengono sottaciute e a volte, come nel caso degli ingenti quantitativi di armi trovati in possesso dei comunisti emiliani, sono completamente inventate. Intanto la Rai, siamo al 1961, ha potuto. inaugurare la sua seconda rete, grazie anche all'aumento considerevole di abbonati e all'incremento della pubblicità.
Accanto a questi nuovi mezzi di informazione troviamo la carta stampata, forte di una tradizione che ne ha consolidato nei decenni la diffusione e i modi. Ogni partito ha il suo organo ufficiale e ogni fascia d'età e di censo si vede comunque rappresentata da diverse testate. In questo momento però la società è in evoluzione e con essa il linguaggio. Tra i giornali che si fanno notare per l'aderenza ai temi dell'epoca citiamo Il Mondo diretto da Pannunzio e L'Espresso, nato nel 1955. Il giornale di Pannunzio è uno dei protagonisti della nascita del centro sinistra e si caratterizza per i modi impressi dal suo direttore, uomo attento stile e al linguaggio. L'Espresso, nato con il sostegno finanziario di Adriano Olivetti  viene concepito sul   francese L'Express, giornale della sinistra  democratica. Le battaglie civili che contraddistirono la vita di questa testata sono sin dall'inizio la sua caratteristica principale. Nel '56 M. Cancogni dalle pagine dell'Espresso denuncia ùna speculazione edilizia a Roma svelando come dietro alcune grosse finanziarie ci sia il Vaticano, interessato alla gestione dei terreni intorno all'Urbe I toni soffusi e l'indulgenza aneddotica in cui a volte cadeva Il Mondo vengono sostituiti dall'impatto diretto, dall'attacco frontale della nuova stampa e questa scuola di giornalismo non tarderà a vedere nascere altri giornali improntati allo stesso tipo di rapporto con l'informazione.
L'editoria è in questo momento in grande fermento anche per quel che riguarda la produzione libraria. Nel 1954 G. Feltrinelli fonda l'omonima casa editrice e si propone subito con una collana economica ricca di titoli interessanti sia in campo letterario che scientifico. Uscito nel '56 dal Pci, Feltrinelli pubblica l'anno dopo Il dottor Zivago che l'autore, Boris Pasternak, non aveva potuto pubblicare in Unione Sovietica. Il successo riscosso da questo romanzo vale all'autore il Nobel e diviene anche un caso politico. Molti sono gli scrittori italiani che in questi anni hanno modo di presentarsi all'attenzione dei lettori. Vale la pena citare Pasolini, Pavese, Moravia, Calvino, Gadda, Buzzati, Morante, Bianciardi,quest'ultimo forse, l'autore che meglio ha saputo leggere quegli anni.

Il cinema è un altro dei protagonisti di quest'epoca, forse il miglior rappresentante all'estero della rinascita italiana. Appare felice la scelta, anche politica, di far sorgere un'industria cinematografica nazionale che in un primo tempo beneficia in maniera consistente degli aiuti americani e, in seguito, trova un'espressione sua propria. Dopo l'esplosione del neorealismo il cinema italiano vive, per buona parte a causa dell'avvento della televisione, un periodo di crisi. L' assegnazione, nel '59, del Leone d'oro al Generale Della Rovere di Rossellini e alla Grande guerra di Monicelli, segna un'inversione di tendenza. A partire da quest'anno il numero degli spettatori e degli investimenti aumenta decisamente. Il 1960 vede il successo di pubblico della Dolce vita di Fellini, film che scatenerà furibonde polemiche. Il successo delle pellicole d'autore negli anni del "boom" è la prova di una crescita culturale del pubblico e il cinema riesce a rendersi esegeta efficacissimo di tutti i cambiamenti in atto. Accattone di Pasolini, intellettuale impegnato in maniera febbrile a testimoniare il suo tempo attraverso esperienze culturali diverse, Le mani sulla città di Rosi e Il sorpasso di Risi racchiudono nei propri fotogrammi il disagio di un'epoca in trasformazione e sono testimoni della consapevolezza, almeno di una parte degli intellettuali, di quella che è la vera realtà del "miracolo all'italiana". In generale la Commedia all'Italiana di Monicelli ,Risi Age e Scarpelli, Sordi ,Tognazzi ecc. per tutti gli anni 60 sarà una delle espressioni più riuscite per capire la nostra storia.



La fotografia

La fotografia conosce a partire dagli anni Cinquanta una larga diffusione dovuta agli sviluppi tecnologici. La possibilità di raccontare l'Italia attraverso le immagini è incoraggiata dalla stampa periodica che fonda proprio sulla fotografia una delle ragioni del suo successo. Si sente la necessità di raccontare il paese, scampato alla tragedia della guerra e coinvolto nella modernità che avanza e stravolge le tradizioni e le abitudini. La ricerca comincia dai territori meno conosciuti, in cui convivono anche tradizioni e tracce labili di progresso. L'indagine dell'antropologo Ernesto De Martino nelle regioni dell'Italia meridionale vede la presenza di fotografi come Franco Pinna e Ando Gilardi, nel gruppo interdisciplinare formato per l'occasione.


Il materiale prodotto da questi fotografi ha finalità prettamente scientifiche e poco spazio viene lasciato dalle esigenze della speculazione antropologica alla cura compositiva delle immagini. Questi stessi fotografi, insieme a Piergiorgio Branzi, Enzo Sellerio, Gianni Berengo Gardin, citandone alcuni, si dedicheranno presto a una fotografia documentaristica che pur conoscendo le suggestioni culturali del neorealismo, non rinuncia a una propria autonoma ricerca estetica. I Sassi di Matera, i paesini della Sicilia, i pastori della Sardegna sono tra i soggetti privilegiati e presto vengono affiancati dalle periferie degradate delle grandi città: borgate e quartieri operai convivono con il miracolo economico e ne sono spesso uno degli effetti piú crudeli. Gli intellettuali della sinistra italiana riconoscono al mezzo fotografico un'indubbia efficacia nella denuncia delle condizioni di disagio di una larga fascia del paese e per alcuni fotografi il lavoro diventa una sorta di militanza. Vie nuove, Noi donne, Cinema nuovo sono i periodici di esplicito orientamento politico che vedono comparire nelle loro pagine molti nomi fondamentali della storia della fotografia italiana.
Lo scatto fotografico non è comunque solo un mezzo di denuncia e i cambiamenti nelle abitudini e nei gesti degli italiani vengono scrupolosamente testimoniati dall'obiettivo attento dei reporter.
Committenti di queste immagini sono, soprattutto all'inizio, le riviste che riscoprono la fotografia non come un mero supporto alla notizia descritta ma piuttosto come l'efficace sintesi dei fatti, la possibilità di arrivare a tutti. Si costruisce un mercato che vede nascere e prosperare agenzie fotogiornalistiche che con il tempo acquisteranno importanza rilevante. Calogero Cascio, Paolo Di Paolo, Melo Minnella, Nicola e Antonio Sansone, Caio Garruba, Paolo Volta  sono tra i protagonisti di questa epopea fotogiornalistica e le immagini di alcuni di loro vengono pubblicate ormai con una certa consuetudine nei giornali stranieri.
Nel panorama dei periodici italiani un posto a parte merita il Mondo. Fin dai suoi esordi questo giornale fa un uso molto particolare delle immagini. Le foto impaginate non sono necessariamente in relazione con i testi e spesso vengono gestite con una certa autonomia e accompagnate da brevi didascalie (in seguito sotto ogni foto compare anche il nome del fotografo). Attraverso la selezione sul materiale proposto dai fotografi si va costruendo una tipologia precisa delle immagini che contraddistingue questo periodico. Si insiste sulla foto rubata al caso  per strada o imbattendosi in una scena curiosa: i contrasti tra i cartelloni pubblicitari e la realtà, i pretini che lanciano occhiate fugaci alla modernità, i fidanzati che si baciano, la disperazione della povertà addolcita spesso da una vena folcloristica, diventano la peculiarità del Mondo. L'impossibilità di fornire in questa sede un'analisi più approfondita sull'influenza di questo giornale, i cui limiti non possono certo essere negati, non ci impedisce di ricordare il ruolo di quegli appassionati mai passati al professionismo (Carlo Dalla Mura ne è un esempio efficace) che in quegli anni contribuirono in maniera notevole, dalle pagine del Mondo all'accrescimento della popolarità della fotografia. La nascita di periodici interessati a un tipo di immagini piú dirette e meno edulcorate decreterà la fine di quel tipo di fotografia ma al Mondo si formeranno fotografi come Luciano D'alessandro, Mario Dondero, Uliano Lucas e Ferdinando Scíanna. In quegli anni nascono anche molti rotocalchi che danno vita ad un fenomeno tipicamente italiano: i paparazzi. La cronaca mondana di Roma, capitale europea del cinema, occupa le pagine di molti giornali e i fotografi, ricordiamo Tazio Secchiaroli, Elio Sorci, Velio Cioni, si lanciano all'inseguimento dei personaggi famosi scatenando una bagarre infernale nelle vie della capitale.
Siamo ben lontani dal fotogiornalismo di Epoca, L'Europeo, L'Espresso, le foto di Mario De Biasi a Budapest nel '56 sono contemporanee allo spogliarello di Aiché Nanà al Rugantino, immortalata da Tazio Secchiaroli, e non necessariamente le persone che si interessano alla prima notizia evitano di prestare attenzione alla seconda. 
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Al centro di asprissime polemiche fin dalla sua uscita nelle sale, La dolce vita di Federico Fellini (1960) scatena le ire degli organi di stampa di area cattolica e conservatrice.L'immagine di una Roma centro spirituale della cristianità, dominata da un senso di decadenza e senza punti di riferimento, viene considerata oltraggiosa e blasfema e il mondo cattolico arriva a organizzare una mobilitazione massiccia che vede addirittura la celebrazione di messe espiatorie.
La pellicola descrive il mondo convulso e superficiale che ha la sua vetrina privilegiata in via Veneto, dove una miriade di personaggi cerca di ritagliarsi uno spazio in una mondanità esasperata e vuota. Il viaggio nella notte romana mette a nudo il senso di smarrimento e desolazione che caratterizza ogni singolo gesto del protagonista, interpretato da Marcello Mastroianni. L'esplorazione della capitale è una sorta di passaggio attraverso i gironi infernali, ma anche un'indagine introspettiva che sottolinea la mancanza di riferimenti dell'individuo, protagonista inconsapevole del miracolo economico. Il fascino ipnotico che questo mondo decadente esercita sul protagonista,  accende la discussione sui parametri dell'estetica e sui significati della morale borghese e la stampa reazionaria si accanisce nel condannare un utilizzo del mezzo cinematografico che mostra una società cinica e corrotta alla ricerca di piaceri ed emozioni forti che richiamano alla memoria gli imbarazzanti echi dell'affare Montesi(fatto di cronaca dell'epoca). Palma d'oro a Cannes, questo film finisce per segnare l'epoca che rappresenta, intervenendo anche sul linguaggio con alcuni neologismi come "paparazzo", che diventeranno d'uso comune anche fuori dai confini nazionali. Totò ne interpretò una divertente parodia ormai il film di Fellini era diventato un riferimento comune ,almeno in alcuni suoi aspetti

Lo sviluppo dei mezzi d'informazione affascina e spaventa Fellini che vede il segno dei tempi nei fotografi che girano nella notte romana alla ricerca di notizie. Non a caso l'amicizia che lega per anni lo stesso regista a molti professionisti della fotografia, tra cui Tazio Secchiaroli e Franco Pínna, finisce per fornire spunti notevoli alla sua stessa produzione cinematografica. L'immagine, assurta a simbolo, di Anita Ekberg che entra nella fontana di Trevi e indugia nell'acqua con una sensualità che all'epoca destò scalpore, viene suggerita a Fellini da un servizio di Pierluigi Praturlon, fotografo molto attivo nell'ambiente mondano della capitale, che una sera si dice abbia convinto la stessa Ekberg a farsi fotografare, in maniera anche un po' improvvisata, all'interno della fontana.