INTRODUZIONE

La città di Torino, all’inizio del 1900 divenne la capitale dell’industria cinematografica, che si sviluppa parallelamente a quella automobilistica.

 La città dal 1900 al 1912 circa, vede la propria popolazione residente aumentare notevolmente ,quasi 95000 persone.

Un avvenimento importante da questo punto di vista fu
l’Esposizione Universale, tenutasi a Torino nel 1911. Un evento mondano e politico organizzato per festeggiare il cinquantenario dell’unità nazionale. Fu anche un’occasione per mostrare agli stranieri la nuova Torino, non più capitale di un regno, ma protesa alla conquista di quegli obiettivi tecnologici che stavano gradatamente trasformandola in una gran città operaia e industriale. A Torino l’industria cinematografica era molto florida solo dopo la prima guerra mondiale molto lentamente iniziarono a sorgere una serie di problemi che la portarono ad una crisi irreversibile. Ricordiamo Arturo Ambrosio, il quale, nel volgere di pochi anni, si affermerà (come in Francia Pathé) come uno dei primi produttori cinematografici,nel 1906 Ambrosio fonda la sua casa produttrice, che l’anno dopo diventa l’Anonima Ambrosio, con un capitale sociale di 700.000 lire, una cifra non da poco per quei tempi, abbiamo poi nel 1907 l' Aquila Film, mentre Carlo Rossi e G. Remmert creano la Rossi & C., in seguito con l’apporto di Giovanni Pastrone ,nasce l’Itala Film, che diventerà una delle case cinematografiche torinesi più importanti del tempo, se non la più importante.
                

Agli inizi del 900 abbiamo una situazione industriale e commerciale ricca e in crescita, articolata nel campo cinematografico in decine e decine di case di produzione, con centinaia e centinaia di titoli di film in catalogo,una produzione che conquistava giorno dopo giorno un vasto pubblico. Una conquista progressiva, che in Italia, vide a Torino, Milano e  Roma, i più importanti centri e le più significative conquiste tecniche e artistiche. Di questi centri, non vi è dubbio che Torino fu quello in cui si manifestò meglio il “cinema muto italiano” con proprie caratteristiche ambientali e un marchio di fabbricazione che lo contraddistingue nelle centinaia di film di corto e lungo metraggio. Il capoluogo subalpino  divenne nei fatti la capitale del cinema ,ne subì anche in larga misura la presenza sul piano della vita moderna e del costume sociale. Nel 1914, l'anno di Cabiria, si definiva la città come Filmopoli, “la città del cinema”. Torino, in altre parole, visse la sua stagione cinematografica con grande slancio, vi si immedesimò essa stessa nei film che vi si realizzavano: luoghi, ambienti, storie, personaggi;  gli esterni che la città offriva: parchi, colline, case signorili, costituivano il materiale di base, le scenografie, gli sfondi in cui gli sceneggiatori e gli operatori costruivano le grandi avventure dello schermo.

                 atto notarile nascita Fiat

In quegli anni la

La Fiat nasce per volontà di un ufficiale di cavalleria nato a Villar Perosa nel 1866, Giovanni Agnelli, che riunì attorno a se un gruppo di nobili e finanzieri piemontesi per conseguire lo scopo.            

Il primo Luglio 1898 nel palazzo Bricherasio di via Lagrange a Torino furono buttate le basi e l'11 Luglio fu redatto l'atto notarile che ne sanciva la nascita legale, subito dopo iniziarono a costruire la fabbrica su 12 mila metri quadrati di Corso Dante . Nel Marzo 1900, ci fu l'inaugurazione ufficiale con il primo manifesto pubblicitario .

La prima vettura prodotta dalla Fiat fu la 3½ HP, un “utilitaria” spinta da un motore di 679 cc.Il progetto è di Aristide Faccioli, un ingegnere che era stato direttore tecnico e responsabile della progettazione della Ceirano, l'azienda assorbita dalla Fiat. La carrozzeria, realizzata da Alessio, e del tipo Duc, con due coppie di posti sistemati uno di fronte all'altro. Ne furono prodotti otto esemplari.

Tra il 1900 ed il 1910 furono costruiti molti modelli, quasi tutti di cilindrata considerevole (addirittura la 60 HP del 1904 aveva un motore di 10.597). I modelli rimanevano in produzione per circa due anni.  

•  8 HP del 1901 ( ultima vettura progettata da Faccioli, è ancora una carrozza senza cavalli ma per la prima volta il motore viene sistemato anteriormente)

•  12/16 HP del 1091 di 3768 (ha un buon successo e ne vengono prodotte otre cento esemplari alcuni dei quali vengono esportati)

•  18/24 HP del 1908 (con un motore di circa 5000cc di cilindrata viene considerata una vettura di classe media)  

Tuttavia il pensiero radicato in tutti i costruttori d'Europa era che una vera automobile dovesse avere quattro cilindri, ma una vettura di gran classe doveva averne almeno sei. Così la Fiat si gettò nella mischia dei sei cilindri. La cosa rivelò immediatamente grandi difficoltà ma nel 1907 la Fiat esordì ugualmente con la 50/60 HP a sei cilindri.

Da sempre la Fiat aveva adottato la strategia di recuperare i pezzi di fine serie delle vetture da corsa per utilizzarli per piccole serie di vetture di Gran Turismo con elevata prestazioni destinate ad una clientela esclusiva ed esigente.

   

Nel 1910 vide la luce una vettura equipaggiata con un motore che avrebbe fatto “storia”, il modello 51 , con cui fu equipaggiata in seguito la celeberrima Fiat Zero . Con il modello di questa macchina le Poste di Torino iniziarono a motorizzare il servizio postale, fecero costruire dodici furgoni che passavano per Torino a svuotare le buche delle lettere.

                     

il 26 Novembre 1906 nasce la Lancia, Il giovane Vincenzo  affascinato dal  mondo dei motori si fa assumere nell'officina di Ceirano e quando Giovanni Agnelli incorporerà nel 1899 tutta l'attività di Ceirano, Vincenzo Lancia nel giro di pochissimo tempo divenne collaudatore della FIAT

I Lancia affittano una parte delle officine Italia in via Ormea e dopo un anno nasce la prima vettura – prototipo della Lancia, l'Alfa 4 cilindri di 2543 cc.

Nel 1911 la fabbrica si trasferisce in via Monginevro per questioni di spazio e da li nasce il primo stemma.

Un immenso cantiere è l'altra immagine prevalente di Torino in guerra che trova conferma oltre che nei dati a disposizione anche quelli sui volumi delle costruzioni industriali, nel 1918 le costruzioni civili, ristagnano aggravando il già presente affollamento nelle abitazioni. Nelle fabbriche, gli stabilimenti si ampliano, se ne costruiscono di nuovi, si moltiplicano le officine.

Nel 1914 sono a nord, lungo il semicerchio della Dora e dei canali, le sezioni Vanchiglia, Aurora San Donato di primo profilo industriale basato sulla presenza di stabilimenti tessili, siderurgici, chimici. In una zona costituita dalle sezioni Lucento, Madonna di Campagna, Bertolla, con borghi separati e destinati alla cinta, si sono inseriti alcuni stabilimenti di diversa produzione ma di più grandi dimensioni. A sud – ovest si colloca invece l'area di sviluppo recente (Valentino, Nizza, Crocetta) dove si concentra la nuova industria meccanica articolata su grandi impianti e piccole officine. Le barriere ( Milano, Nizza, Villa della Regina) e i borghi (Vittoria, Po, San Paolo, Medievale) sono separati dal centro, e non si collegano con sufficienti linee tranviarie.

La Prima Guerra Mondiale fu un incentivo per la produzione di molte fabbriche.

La Fiat in quel periodo iniziò a produrre mezzi militari per la guerra, in particolare due famosi autocarri, il 18 BL e il 15 Tre considerato migliore rispetto all'altro. Questi due mezzi furono i protagonisti della Guerra. La Fiat fu l'unica fabbrica Italiana a produrre mezzi militari così massicci.

Ci furono alcune fabbriche che si specializzarono nella progettazione e nella costruzione delle prime mitragliatrici per aerei, che essendo forniti d'elica applicarono alle pale, sulla traiettoria della canna dell'arma, delle piastre di metallo che facevano deviare le pallottole.

Con lo scoppio della Guerra, la Fiat iniziò a pensare ad un trasferimento delle sue officine in un posto sicuramente più ampio . Intorno al 1920 la Fiat lascia le vecchie officine di Corso Dante e si trasferisce a Lingotto, in un nuovo stabilimento, che per le sue dimensioni, per la pista di prova delle vetture sul tetto, colpirà tutti e diventerà famoso sia in Italia sia all'estero.

N.B.

in generale per tutto il lavoro su Cabiria Torino e il cinema muto,le fonti eventualmente non citate sono facilmente reperibili nel web o nella bibliografia standard sull'argomento,non vi è nessun fine di lucro nel lavoro svolto solo didattico e divulgativo,si riportano comunque i nomi degli studiosi utilizzati come fonti .Il lavoro trova origine nella programmazione didattica  e nelle visite fatte al museo del cinema di Torino, (gli allievi del corso foto Sez.A  dell'Istituto Bodoni coordinati dal prof.s.cicciotti)

Bibliografia e sitografia