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 Mario Monicelli         

Nato a Viareggio nel 1915 (morto nel 2011 )in una famiglia di origine lombarda (Mantova), il padre era giornalista ,in famiglia si respiravano idee socialiste. Dopo studi di carattere umanista( laurea in Storia e Filosofia all'università di Pisa, nel 1934), insieme ad Alberto Mondadori (parente del regista) firma la regia del cortometraggio "Il cuore rilevatore" e nel 1936 realizza il primo film "I ragazzi della via Paal" con il quale partecipa alla Mostra del Cinema di Venezia.
Sul finire degli anni trenta il futuro maestro della Commedia Italiana è inserito nell’Industria del Cinema,ormai Monicelli è un professionista e come tale collabora con  diversi compiti con Genina, D'Errico
(importanti registi dell’epoca),nel 1937, realizza con lo pseudonimo di Michele Badiek, il film "Pioggia d'estate".               

Nel 1940 scrive la sceneggiatura del film
"La Granduchessa si diverte" .

Lavora anche come sceneggiatore sui testi del grande comico napoletano Totò,(Totò è centrale nella formazione del regista) durante gli anni di guerra lo troviamo in Jugoslavia come tanti giovani della sua generazione, sotto le armi ,nel 44 è a Roma dove riprende i contatti con il cinema .Nel 1949 inizia la lunga collaborazione con il regista Steno,(Nome d’arte di S.Vanzina) ,regista di molti film di Totò, realizzando la pellicola “Al Diavolo la celebrità". Insieme a Steno realizza una serie di piacevoli e intelligenti commedie spesso interpretate dal comico partenopeo , "Totò cerca casa" del 1949, "Vita da cani" del 1950”, "Guardie e ladri" del 1951 e "Totò e i re di Roma" 1952 -, fino al 1953 quando, da solo, gira "Totò e Carolina" che a causa della censura riuscì ad uscire solo nel '55.( Negli anni cinquanta venivano censurati anche i film di Totò!)

Sono film rimasti indelebili nella memoria di molti italiani e di più generazioni ,film che fotografano l’Italia del dopoguerra attraverso una comicità amara e intelligente, (Solo dalla fine degli anni 80 purtroppo questi film ma anche quelli che citeremo in seguito lentamente cominciano a perdersi nella memoria dei più giovani )
Ispirato ad un testo di Grazia Deledda , nel 1954 realizza "Proibito".
Nel 1955 lavora con il giovane Alberto Sordi nel film "Un eroe dei nostri tempi", nel 1957 vince l'Orso d'argento al Festival di Berlino con il film "Padri e Figli" e nel 1958 realizza "I soliti ignoti", divertentissima commedia con un cast notevole
V. Gassman, M.Mastroianni,R. Salvatori ,che vince il Nastro d'argento per la miglior sceneggiatura.

I soliti ignoti. 1958     

Con Vittorio Gassman, Marcello Mastroianni, Renato Salvatori, Claudia Cardinale, Totò:Un gruppo di sgangherati e simpatici(oggi ci appaiono così) ladri alle soglie del boom economico elabora un piano quasi "scientifico" per portare a casa un bel bottino. Rubare il contenuto della cassaforte di una banca di Roma ,si ritroveranno con un piatto di pasta e fagioli,sembra una metafora sugli italiani che fanno il passo più lungo della gamba ...?  vedi I Soliti  Ignoti

Nel 1959 Monicelli è dietro la macchina da presa de "La grande guerra" film che ha conquistato il Leone d'oro a Venezia.
Con questi due film inizia forse quella che si chiama La commedia all’Italiana,di cui Monicelli è uno dei maggiori autori. Ma bisogna ricordare anche il film di Steno ‘’Un Americano a Roma’’ con un leggendario Sordi che forse inizia cronologicamente per primo questa tendenza .
Nel 1963 dirige "I compagni" , che
 narra di una protesta operaia finita nella repressione e nella morte di uno dei manifestanti uno dei suoi film migliori. nel 1966 "L'armata Brancaleone",  nel 1969 "Brancaleone alle Crociate" con i quali raggiunse uno straordinario successo. Anche questi sono titoli di film fondamentali per la nostra storia ,film diretti con maestria e impegno etico, non privi di quella leggerezza intelligente e anti intellettualistica che caratterizza il simpatico regista toscano.
Nel 1974 ricordiamo Ugo Tognazzi e una giovanissima Ornella Muti nel dissacrante "Romanzo popolare" e, l'anno successivo, ancora un titolo leggendario interpretato da una sgangherata banda di toscanacci in "Amici miei", da un soggetto di Pietro Germi. Sono tutti film di successo tra i migliori del genere, insieme al divertimento e alla piacevolezza della storia diretta con ritmi e testi oltre che situazioni di grande impatto, il pubblico recepisce una amarezza di fondo un taglio critico che lascia un qualcosa di amaro. Soprattutto sono tutti film che ‘’Riprendono’’ l’evoluzione del nostro Paese in anni di grande trasformazione.
Nel 1977 è di nuovo con Alberto Sordi con il tragico "Un borghese piccolo piccolo". Altro grande capolavoro
Negli anni '80 realizza diverse commedie sempre dallo spirito agrodolce: dal "Marchese del Grillo", Orso d'argento al Festival di Berlino e Nastro d'argento per la miglior regia a "Amici miei atto II", "Bertoldo, Bertoldino e Cacasenno", "Speriamo che sia femmina" film che ha ottenuto il David di Donatello, il Nastro d'argento e "Cari fottutissimi amici" che ottiene una menzione speciale al Festival di Berlino.
Nella sua lunga  carriera Monicelli ha ottenuto due nomination agli Oscar per la miglior sceneggiatura: nel 1965 con "I compagni" e nel 1966 con "Casanova 70".
Critico acuto del costume e della società italiana con suoi film il pubblico ride amaramente. L’ambiguità di tanto cinema comico o di tante Commedie è quella tipica del riso e dell’Ironia, mi diverto e quindi non penso e...infine sono più soddisfatto, in Monicelli questa ambiguità si scioglie secondo la grande tradizione della Commedia: Criticando lo stesso pubblico quanto meno coinvolgendolo.
Affermava Monicelli in una dichiarazione dei primi anni ottanta:
“I miei film hanno sempre avuto un risvolto politico. In particolare alcune opere degli anni ’60; e non sempre questo era capito dalla sinistra.–in S. Della Casa, Mario Monicelli, Milano 1987, p. 5).
Ne è prova la campagna di stampa orchestrata per impedire di ultimare la lavorazione di uno dei suoi film più importanti ; La Grande Guerra alla quale si accompagnò addirittura un’interpellanza in Parlamento del
Movimento sociale italiano. Il film narra in modo scanzonato,critico e tragico alcuni aspetti della Prima guerra Mondiale,avvenimento che doveva essere trattato in” modo serio e rispettoso” secondo i canoni dell’epoca.Al successo de La Grande Guerra , che si aggiudica il Leone d’Oro al Festival di Venezia, a pari merito con Il generale Della Rovere di Rossellini, si contrappone invece la scarsa fortuna che il regista riscuote con il già citato I compagni , ricostruzione storica degli esordi delle lotte operaie di fine ottocento, il quale non è probabilmente in sintonia con i gusti del pubblico e della critica dell’epoca .Oggi il film è considerato uno dei migliori del regista
Film che incontrarono il favore del pubblico sono invece i già citati: Brancaleone, Brancaleone alle crociate, Amici miei ed Amici miei parte seconda,originalissimi i primi due...

L'armata Brancaleone. 1966
Regia: Mario Monicelli
Cast:
Vittorio Gassman, Catherine Spaak, Gian Maria Volontè, Barbara Steele, Enrico Maria Salerno.
Brancaleone da Norcia a capo di una banda di briganti, si muove verso il feudo Aurocastro per impossessarsene. In marcia verso la tenuta, l'armata incapperà in strane e gustose disavventure e in personaggi originali -sfuggiranno alla peste, supereranno trincee di bizantini, salveranno fanciulle in pericolo e altro ancora. Personaggi Picareschi e Lazzaroni divertenti e insopportabili una fotografia comica della nostra storia .
Si tratta di un'incredibile visione commediante del medioevo, attraverso le avventure fantasiose ed incasinate di una banda sfortunata di straccioni, uno delle opere più importanti del cinema  italiano, un vero cult-movie. Vengono in mente Calvino e Kurosawua.,Pulci e Cervantes

Commedia ideata da Age e Scarpelli che inventarono appositamente un gergo, una lingua a metà strada tra il latino medioevale e il volgare. Anche in questo film,  si intravedono le tematiche monicelliane: gli eroi ai margini della società, gli sfortunati derelitti che tentano il colpaccio che gli permetta un riscatto sociale ed economico(fregano un documento di investitura ad un cavaliere vero da cui parte tutta la storia,nel documento si fa riferimento al eudo di Aurocastro)). Il film, uscito nel 1967, ha avuto anche un fortunato seguito con "Brancaleone alle Crociate", sempre con la regia di Monicelli e con il grandissimo Vittorio Gassman nei panni di Brancaleone. Nella stagione '66/'67 la pellicola si aggiudicò il 3 posto nella classifica degli incassi. Vincitore di 3 Nastri d'Argento: costumi, fotografia e musica.  Un successo di pubblico e critica tale che il detto Armata Brancaleone è entrato nel lessico nazionale ad indicare un esercito,un popolo scalcinato. Indimenticabile la famosissima marcetta «branca, branca, branca... leon, leon, leon» con fischio e botto conclusivo come colonna sonora, e la lingua maccheronica inventata apposta, un misto di italiano, latino imbastardito, dialetto ciociaro e altro ancora. Nella storia, Vittorio Gassman interpreta Brancaleone da Norcia, cavaliere vestito"tra il samurai e lo straccione italiano. È stato all'epoca un successo inatteso, un lavoro assolutamente originale nel marasma delle commedie all'italiana; scrive Morandini:"Fu un successo enorme e, una volta tanto lo merita in pieno: divertentissimo, notevoli i costumi di P.Gherardi,la musica di C.Rustichelli,montaggio di R.Mastroianni,tutti nomi fondamentali del cinema italiano,gli attori principali caratterizzano personaggi che rimangono indelebili nella memoria a parte Gassman,G.M. Volontè  giovane rampollo diseredato dalla famiglia bizantina (splendidi i costumi),C.Pisacane che per tutto il film si porta dietro una cassa utile per il bottino ma anche come cassa da morto,E.M.Salerno frate un poco Omosessuale che porta la banda sganghrata in Palestina,poi le donne Barbara Steel(Teodora) attrice musa del cinema Horror inglese ,C.Spaak(Matelda). vedi i link Sotto

http://www.cinebazar.it/riv1a000627.htm

http://www.cinebazar.it/riv1a000765.htm


Caratterizzati da una comicità venata dall’amarezza per il tempo perduto,invece Amici miei primo e secondo riflettendo, a loro modo, speranze e delusioni della società italiana a cavallo tra il periodo della contestazione e le grigie atmosfere degli anni ottanta...........con "Amici miei", ideato da Pietro Germi che prima di morire lo ha affidato a Monicelli. Quest'opera ha scavato un solco così profondo nella memoria collettiva, che risulta impossibile non ricordare le gags esilaranti come la schiaffeggiata alla stazione o la «supercazzola» del conte Mascetti alias Ugo Tognazzi. È il vero ritratto della società italiana di allora che, secondo il cineasta trasforma paura e sofferenze in enormi scherzi.Nel 1986 dirige Speriamo che sia femmina ove sembra intravedere un possibile riscatto nella dimensione utopica e nella capacità di progettare futuri mondi alternativi nel vagheggiamento di una società bucolica dominata da valori di solidarietà al femminile. Un borghese piccolo piccolo, ricavato dal romanzo omonimo di Vincenzo Cerami, risale invece al 1977. E’ la storia di un modesto impiegato del ministero del lavoro, interpretato in modo magistrale da un insolito Alberto Sordi, che per la circostanza viene consegnato al ruolo di un personaggio drammatico, ma non per questo meno suo ......premiato con il David di Donatello, è del 1977. Nella storia un drammatico e commovente Alberto Sordi, che pur di raggiungere lo scopo, rinuncia ad ogni regola morale: torturerà fino alla morte l'assassino del figlio per cui aveva sacrificato l'esistenza; non poche polemiche ha naturalmente suscitato il soggetto.

Un borghese piccolo piccolo. 1977
 Regia: Mario Monicelli
Cast: Alberto Sordi, Shelley Winters, Vincenzo Crocitti, Romolo Valli-Sceneggiatura V.Cerami
Giovanni Vivaldi è un impiegato ministeriale che vive modestamente con la moglie(Sh.Winters importante attrice americana). e il figlio Mario. Il suo unico desiderio è quello di vedere sistemato il suo ragazzo come impiegato nel suo stesso Ministero. Per realizzare il suo sogno Giovanni è disposto a tutto anche a chiedere al suo capoufficio di entrare nella Massoneria e ricevere in cambio i titoli delle prove del concorso pubblico. Superati gli scritti, il giorno degli orali Giovanni accompagna Mario che però rimane vittima di una sparatoria morendo davanti agli occhi del padre. Giovanni, chiede e ottiene il prepensionamento, e, accecato dalla vendetta, vaga per le strade di Roma in cerca dell'assassino di suo figlio. Rintracciato il killer, Giovanni non lo denuncia ma lo tortura fino alla morte. Il film ottenne numerosi riconoscimenti tra cui l'Efebo d'oro 1979 di Agrigento e il David di Donatello come miglior attore ad Alberto Sordi. Da un soggetto di Vincenzo Cerami. Il Film è una Satira tragica del costume politico sociale italiano di quegli anni e non solo,Sordi anche nelle movenze sembra la fotografia di un certo tipo di Italiano,da notare che una parte del pubblico non comprese che il film era una critica feroce a quella cultura della raccomandazione e del farsi giustizia da se, l'impatto delle immagini malgrado la chiarezza del messaggio ebbe la meglio su alcune fasce di pubblico che si rivedevano in toto nel personaggio di Sordi,il film colpiva dritto e preciso .Siamo alla grande regia,al grande racconto cinematografico,nel complesso il film ebbe un grande successo.Giovanni Vivaldi, è questo il nome del protagonista, è l’affezionato padre di Mario, un giovane dall’aspetto poco brillante che, avendo recentemente conseguito il diploma di ragioneria, affida il proprio futuro ai concorsi della pubblica amministrazione,come tanti giovani dell'epoca e anche di oggi. Il padre che lo vorrebbe, come lui, impiegato in un ufficio del ministero confida questa speranza al direttore Spaziani, suo superiore, il quale gli indica una possibile strada per realizzare le ambizioni del figlio: deve affiliarsi alla massoneria.(un evidente riferimento alla storia del nostro Paese,componenti di "Massoneria deviata" ebbero grossi problemi con la Magistratura) Vincendo la propria diffidenza nei confronti della setta, Vivaldi partecipa ad un ridicolo rituale “iniziatico”, al termine del quale scopre con sua grande sorpresa di essere sempre stato l’unico impiegato non massone del ministero del lavoro!.Subito dopo, scatta la solidarietà della “fratellanza”. Spaziani sottrae i titoli delle prove d’esame per il concorso di selezione del personale del ministero, a cui deve partecipare il figlio di Vivaldi, e quindi, in una scena altrettanto farsesca come quella dell’iniziazione, li recapita personalmente al collega con la massima circospezione e “segretezza massonica”. Il giorno dell’esame, Vivaldi accompagna il figlio, che per ogni eventualità ha portato con sé addirittura un campionario di penne a sfera. Mentre i due si trovano in strada, alcuni rapinatori che assaltano il banco dei pegni si aprono la fuga con una sparatoria, e senza nemmeno accorgersene Vivaldi lascia sull’asfalto suo figlio, che viene colpito da un proiettile vagante.Dalla farsa grottesca alla tragedia,dalla raccomandazione all'italiana ,ai tragici problemi dell'ordine pubblico (tema sempre usato in modo spropositato dalla demagogia politica e di grande presa sui cittadini)
 
Con la morte di Mario è come se a Vivaldi il mondo fosse crollato addosso.
La sua unica ragione di vita era il figlio ed ora che lui se n’è andato e che la moglie è rimasta paralizzata su una carrozzina, a causa dello shock subito per la sua perdita, non gli resta altro che chiedere la pensione, per meglio aver cura della donna. Convocato un giorno al commissariato di polizia per identificare l’assassino del figlio, che aveva fatto in tempo a vedere a viso scoperto per qualche secondo, Vivaldi finge di non riconoscerlo, ma dopo averlo pedinato a bordo della sua auto lo stordisce con il cric e lo porta fuori città. Vivaldi rinchiude così il malvivente nel capanno di campagna dov’era solito recarsi a caccia.
Dopo aver sottoposto il giovane a sevizie, lo mostra quindi agonizzante alla moglie, che davanti a questa scena raccapricciante proverà il suo ultimo dispiacere, prima di morire. Legato al collo con un filo di ferro, l’assassino di Mario finisce per essere assassinato dal buon padre di famiglia,  Vivaldi pensa così di aver reso giustizia a se stesso e alla società. Cattiveria ,cinismo,sembrano sommergere il bravo Sordi che non ha nessun contrappunto comico
Dietro l’innocuo aspetto di un anziano pensionato,si nasconde un criminale, tempo dopo, egli sarà di nuovo pronto a tirar fuori la grinta del giustiziere. La vittima è stavolta un giovane arrogante che gli fa uno sgarbo…
 
Un borghese piccolo piccolo rappresenta  una critica di costume rivolta ad un intero paese dove la dimensione del sociale sembra assente, essendo ad essa sostituita dalla pratica della raccomandazione, che accompagna gli individui dalla sala parto al loculo del cimitero. Così, la “fratellanza massonica” si esaurisce nel ristretto ambito di un gruppo di impiegati dello stesso ufficio ministeriale, a garanzia di un sistema chiuso di caste e di rapporti feudali, oramai privi di un medioevo e di un’autentica aristocrazia, forse mai veramente esistita. Sull’opposto versante, Vivaldi non sembra affatto un caso patologico, ma tutto al più il prodotto di una patologia che fa parte del dna della nazione. Testimonianza del modo di essere e di pensare dell’italiano medio degli anni settanta e forse anche di oggi. Sintomatico il titolo


Nel 2001 lo troviamo a Genova, collabora ad un documentario collettivo sugli avvenimenti del G8 .
Scorrendo l'opera del grande maestro è importante ricordare che "Risate di gioia" è l'unico film nel quale recitano insieme Totò e Anna Magnani.Uno dei più belli del comico napoletano

Regista ironico e "pragmatico" di grande simpatia cosa che non guasta mai ,antintellettualistico nel senso migliore del termine ,concreto nelle idee e nella esposizione di queste ultime ,autore di chiare ed evidenti scelte culturali con valenza politica ma fuori da ogni discussione estetica spesso fuorviante e oziosa, così come da ogni grossolana faziosità, un Regista che ha saputo parlare alla gente in modo intelligente e critico, in molti dei suoi film è centrale il testo , la sceneggiatura, ricordiamo la collaborazione con grandi Sceneggiatori come Age e Scarpelli ,V.Cerami il suo cinema sembra essere una evoluzione intelligente del Neorealismo ,in comune possiamo trovare il legame stretto con la società italiana di cui viene data una lettura amara, comica e critica con uno stile italiano appunto, che a tratti risale alla Commedia dell’arte,quindi internazionale perchè ricco di solide radici .
L'osservazione critica del costume, attraverso l'utilizzo di attori che attraverso questi film trovano una vera e propria identità non solo professionale ma anche sociale ,quasi maschere di italiani che non a caso si rivedono "vedendo" questi film e nello stesso tempo scoprono anche i propri difetti  ,l'attenzione ai testi grazie all'intervento  di sceneggiatori specialisti del genere aggiungendovi, una... macabra cattiveria ricca anche di cinismo che disorienta in modo intelligente il pubblico.Sostiene a riguardo:"Il macabro e il comico si accoppiano bene e facilmente, è una cosa che ho preso da René Clair. La cattiveria si usa poco nella comicità, ma, quando si sa usarla, funziona in maniera straordinaria. In Italia viene dalla commedia dell'arte, dalle marionette, la commedia all'italiana ha solo ripreso una tradizione. Il pubblico all'estero impazzisce, perché non riesce a capire come possiamo divertirci sulle nostre stesse turpitudini: pensi a Sordi, che ha fatto ridere mettendo in piedi una figura di sopraffattore, di cattivo". A pensarci bene anche diversi film di Totò si caratterizzano per una comica e insopportabile cattiveria

Definito Grande Artigiano, da molti osservatori e sembra anche da se stesso ,con questo termine si indica un regista che svolge con professionalità il proprio mestiere senza seguire una ricerca propria, spesso perchè non gli viene data la possibilità, in altri casi per scelta."Io non curo l’immagine, non curo le inquadrature. Quella del mio cinema non è un’inquadratura ‘narcisa’. Soltanto analizzando il film ti accorgi del rigore della forma. L’inquadratura è ricca ma non ‘prevarica’. All’interno dell’inquadratura (con l’idea primaria del mezzo-campo) deve succedere molto, ma si devono anche porre alcuni limiti. Ogni inquadratura non esiste di per sé […], per me l’inquadratura è sempre il seguito di un’inquadratura precedente […] perché il film è montaggio.

 L’inquadratura ‘formale’ è qualcosa di ‘pittorico’ e di ‘non cinematografico’. Non curo la forma in questo senso".http://www.frameonline.it/ArtN5-Monicelli.htm

Insieme a Luigi Zampa, Renato Castellani, Luigi Comencini, Dino Risi, Antonio Pietrangeli, Lina Wertmüller, Pasquale Festa Campanile, Ettore Scola, Luciano Emmer e Pietro Germi,Nanny Loy solo per citare i più importanti,  un maestro della cosiddetta commedia all'italiana:Sotto la sua direzione sono passati i migliori interpreti nazionali:
Totò, Aldo Fabrizi, Vittorio De Sica, Sofia Loren, Marcello Mastroianni, Vittorio Gassman, Ugo Tognazzi, Anna Magnani, Alberto Sordi ,Nino Manfredi, Paolo Villaggio, Monica Vitti, Enrico Montesano, Giancarlo Giannini, Philippe Noiret, , Stefania Sandrelli, e Gian Maria Volonté.

E' stato anche regista teatrale, commediografo, regista televisivo, occasionalmente attore (ne "L'allegro marciapiede dei delitti", 1979, ed in "Sono fotogenico", 1980); nel 1991 gli è stato conferito il Leone d'oro alla carriera.
Nel 1992 gira "Parenti serpenti" e nel 1994 "Cari fottutissimi amici" che riceve una menzione speciale al Festival di Berlino. Nel 1999 ha diretto il documentario "Amico magico,sul  maestro Nino Rota" e nel 2000 il film per la televisione "Come quando fuori piove".


Leonardo De Franceschi (a cura di), Lo sguardo eclettico. Il cinema di Mario Monicelli, Marsilio, Venezia 2001)

Intervista a Monicelli
Oriana Maerini Mariano Sabatini : Edizioni Scientifiche Italiane Anno: 2001

 

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