Tutti a casa di L.Comencini                                                   

 

Da una espressione comune  prende il titolo il film del grande regista L.Comencini ,esso si riferisce  alla situazione creatasi in Italia nel Settembre del 1943 ,la Monarchia Sabauda chiede l'Armistizio , Mussolini si era rifugiato a Salò ,l'esercito era allo sbando in una situazione tragica ,molti pensarono alla fine delle sofferenze,alla fine della guerra ,ma si apriva in Italia una fase per alcuni versi ancora più tragica ,i soldati, gli ufficiali la vissero in prima persona :Cosa fare e come ? nel senso comune a distanza di anni il titolo del film viene spesso usato per indicare qualunquisticamente il comportamento degli italiani che sarebbero scappati a casa nello sfascio generale ,il lavoro di Comencini ci narra ben altra vicenda ,il nostro eroe Innocenzi/Sordi alla fine di un lungo viaggio Nord-Sud  comprende ,quando vede morire il povero e ingenuo Ciccarelli/Reggiani ,istintivamente, da che parte stare e come continuare la guerra ,a Napoli durante l'insurrezione contro i tedeschi si unisce ad un gruppo di combattenti.  L'occhio della macchina da presa ci spiega (nel paesaggio, nelle persone, nei treni che inquadra)che quel tutti a casa è un vero e proprio disvelamento una scoperta collettiva.

Il film si situa nel solco,in parte ,della Commedia. Nel film però commedia e tragedia sono uniti insieme nel paradosso della guerra e degli eventi storici che i protagonisti subiscono senza comprenderne in pieno il significato. Il protagonista è Alberto Sordi, che impersona, come sua consuetudine, il volto umano  dell'italiano "popolare" o "medio" .Il regista dirige il film con grande capacità descrivendo un variegato mondo sociale alle prese con la Grande Storia  nello stesso tempo il racconto si unisce con la verità storica ,quella minuta e fotografata dalla cinepresa. Tutti a casa è anche un documento, realizzato a meno di venti anni di distanza, della drammaticità dell'8 settembre e dei mesi che seguirono quella data che ha segnato la storia dell'Italia,in un periodo in cui il cinema sapeva interrogarsi sulla propria storia.Siamo in Veneto, 8 settembre 1943. Un sottotenente dell'esercito italiano, Alberto Innocenzi (Alberto Sordi), apprende con i suoi soldati la notizia dell'armistizio tra l'Italia e le forze angloamericane. Sulle bocche di tutti risuona: "La guerra è finita, tutti a casa!". Il sottotenente, ligio al dovere, attende gli ordini e cerca un comando cui presentarsi, ma il reggimento si sfalda. Molti, stanchi della guerra, disertano e tornano a casa, ormai sbandati. Gli alleati tedeschi sono improvvisamente diventati nemici, il re e Badoglio fuggiti. Assieme al geniere Ceccarelli (Serge Reggiani) e al sergente Fornaciari (Martin Balsam), unici soldati rimasti nella truppa, anche Innocenzi comincia il suo ritorno a casa.Indossati abiti borghesi i tre si mettono in viaggio, conoscono un gruppo di partigiani, ma non vi si uniscono, assistono alla morte di un loro commilitone, ucciso dai tedeschi per aver fatto fuggire una ragazza ebrea, e al fine raggiungono la casa di Fornaciari. Sembra fatta, ma la quiete è di breve durata: Fornaciari la notte stessa viene arrestato dai fascisti per aver dato asilo ad un soldato americano.Innocenzi e Ceccarelli riescono a scappare e continuano il loro viaggio. Innocenzi finalmente giunge a casa; qui trova il padre (Eduardo De Filippo) che, per soldi e per un malinteso "Onor di patria", vorrebbe farlo arruolare nell'esercito della neonata Repubblica Sociale.(la Repubblica che crea Mussolini con l'appoggio dei Tedeschi a Salò)

A questo punto Innocenzi preferisce lasciare la sua casa e seguire Ceccarelli verso sud. I due vengono arrestati dai repubblichini a messi a lavorare per per i Nazifascisti a Napoli nei giorni in cui scoppia la rivolta popolare.(4 giornate di Napoli) Mentre cercano di fuggire, Ceccarelli viene ucciso a pochi metri da casa: in quel momento Innocenzi capisce di non poter più stare a guardare e decide di unirsi alla lotta per la liberazione.

Il film è ambientato in gran parte nella pianura veneta, molte scene furono girate a Livorno e nelle campagne circostanti  all'epoca ancora semidistrutti a seguito degli eventi bellici del 1943; tra le sequenze più celebri si ricordano quella della fuga dei militari di fronte all'autoblindo tedesco, l'arrivo di Innocenzi nella città bombardata con il carico di farina,  l'episodio che mostra la divertente fuga dei soldati nella galleria è stato realizzato presso il tunnel ferroviario di Orciano Pisano, sulla linea Pisa-Collesalvetti-Vada. L'episiodio del treno superaffollato bloccato dal fumo in galleria,sembra una  citazione della tragedia del treno 8017 che si ebbe nel 44 (nella zona di Potenza). Tutti a casa ha il senso del racconto(Age e Scarpelli sceneggiatori) è una delle opere più moderne e riuscite dell’autore uno dei suoi film migliori, il suo capolavoro. In nessun punto del racconto traspare l’intenzione dell’opera esemplare, irripetibile ; c’è invece la voglia di trasformare una normale commedia una storia semplice di gente normale in un capitolo però irripetibile, così come l’8 settembre di cui si parla . Comencini unisce la Grande Storia con la vicenda minuta quotidiana dei protagonisti ,vicenda raccontata quindi almeno in alcuni squarci, ma sicuramente non compresa in tutte le sue implicazioni dagli stessi che la vissero in prima persona. Questa scelta a permette di dare  sfondo e profondità alla peripezie del sottotenente Innocenzi, senza rinunciare alla comicità del suo carattere e delle sue azioni, senza mai rischiare il macchiettismo e nello stesso tempo illustrare una condizione che fù di molti italiani intellettuali e gente comune. Il problema ideologico in astratto ma concreto per le persone descritte che coinvolge sempre più direttamente Innocenzi, è quello della scelta che ciascuno è chiamato a fare almeno una volta nella sua vita e in particolare in quegli anni,in quel momento. La migliore letteratura e memorialistica di quegli anni ruota intorno a questo punto. Il 1943 è un anno, una data di rottura per molti italiani ,non per tutti gli italiani però,l'uso qualunquista che ancora oggi si associa al titolo del film ne è la prova . La progressiva, quasi inconscia necessità dello scegliere,  ha la scansione umanissima del viaggio. E di un viaggio tutto particolare si tratta quello che conduce i due soldati dal nord al sud di un’Italia ormai mutilata, disfatta, sconvolta da ciò che è ormai un problema collettivo: la scelta che governanti e ufficiali hanno demandato all’istinto e alla coscienza del singolo. In questa chiave va forse riletto persino il finale, da alcuni visto come  troppo consolatorio, didattico, addirittura patriottico. Infatti, il personaggio di Sordi compie in questo momento un passo determinante per la sua vita così come, da un punto di vista generale, lo compie l’Italia in quel fatidico settembre (il film racconta esattamente un’odissea di venti giorni e il cartello che appare in sovrimpressione nella versione integrale, mentre è assente da quella di distribuzione, ricorda appunto “Napoli 28 settembre 1943”). Ora Innocenzi passa in fondo da un sistema di certezze ad un altro.  Ma è proprio la somma di singole incertezze e di tanti momenti in cui il coraggio ed il cuore superano la ragione e fare la coscienza di un’Italia diversa, capace di scegliere proprio perché accetta l’umana fragilità degli individui. Allora è dal tema della scelta, unito ad un costante severità narrativa (assenza di retorica o anche assenza di un eccessivo macchiettismo comico) capace di neutralizzare ogni vizio di retorica, che nasce il grande film: fotografia  degli italiani, ma anche paradigma di una questione morale profonda, incisa nella storia delle persone e di un popolo. Come si vede, tutti i temi cari a Comencini ( tensione morale, osservazione dell’Italia di ieri per capire i vizi di quella di oggi, ricerca dei mezzi toni tra melodramma e farsa, tra comico e patetico, la fusione di racconto  e immediatezza del documentarismo) sono qui racchiusi in un equilibrio forse irripetibil.Va ricordato, come scrive Giuliano Montaldo, che “c’è stato in quegli anni, a partire del Generale della Rovere, un ritorno ai temi della Resistenza dopo un periodo di silenzio; un ritorno dovuto a tanti esordi e conferme coincidenti. Eravamo per età tutti “figli della Resistenza”. Chiaro che l’abbiamo fatto dicendo “lo faccio con un altro taglio”, oppure “lo faccio perché mi va” o rileggendo Bassani o ripensando ai campi di concentramento. Non è stato un fenomeno di emulazione, ma un voler riproporre un discorso che il cinema degli anni Cinquanta, con l’eccezione di poche cose, era stato costretto ad abbandonare dal contesto politico e dalle sue pressioni”. (cit . da Giorgio Cosetti,vedi sotto)

Comencini rientra in questo gruppo generazionale, il suo modo di guardare a persone e situazioni sembra rimandare  in parte  a Dino Risi

Nel film recitano oltre al bravo A.Sordi e S.Reggiani (di origini italiane era anche un grande cantante francese) molti bravi attori del cinema di quegli anni e seguenti ,C.Gravina (la ragazza ebrea),N.Castelnuovo (il giovane che cerca di aiutarla),M.Feliciani (l'ufficiale che parla con accento pugliese),Didi Perego (la commerciante che prosegue il viaggio con Sordi) oltre naturalmente al grande E.De Filippo nel ruolo molto chiarificatore dell'Italia di quegli anni ,del padre di Sordi

sul regista:

Giorgio Gosetti, Comencini, Il Castorocinema, 1988                      

 

Regia: Luigi Comencini
Sceneggiatura: Age & Scarepelli, Luigi Comencini, Marcello Fondato
Fotografia: Carlo Carlini
Costumi: Ugo Pericoli
Scenografia: Carlo Egidi
Musica: Angelo Francesco Lavagnini
Montaggio: Giovannino Baragli
Prodotto da: Dino De Laurentiis
(Italia, Francia, 1960)
Durata: 120'

PERSONAGGI E INTERPRETI

Alberto Innocenzi: Alberto Sordi
il padre: Eduardo De Filippo
geniere Ceccarelli: Serge Reggiani
sergente Fornaciari: Martin Balsam

La realizzazione dei manifesti e locandine del film, è del disegnatore Enrico De Seta.