Pulcinella

Due importanti definizioni

Benedetto Croce aveva acutamente osservato più o meno che: «Pulcinella non designa un determinato personaggio artistico ma una collezione di personaggi, legati tra loro soltanto da un nome, da una mezza maschera nera, da un camiciotto bianco, da un berretto a punta».

più antropologico il giudizio del Maestro R.De Simone

«Pulcinella è la maschera per eccellenza del mondo popolare campano - scrive Roberto De Simone,una maschera che si riferisce innanzitutto all'espressione della morte.

Una valenza di morte..., ha l'abito bianco, confezionato con le lenzuola, un camicione completato dal coppolone o cappello a punta, pure di stoffa bianca; una valenza di morte.. ha la maschera che copre il volto. Una maschera nera che si può ribaltare in una coloritura bianca del volto ottenuta con farina o gesso, e che rende ancor più spettrale la maschera stessa».

Insomma la maschera comica si intreccia con la morte!

                                                    

L'origine

L'origine della maschera tradizionale partenopea è lontana ed incerta così pure il significato del suo nome. C'è chi lo vuole discendere da ' Pulcinello ' cioè piccolo pulcino per via del suo naso , chi invece propende per ' Puccio d'Aniello ' un villano di Acerra del '600 che dopo aver preso in giro una compagnia di commedianti girovaghi si unì a loro come buffone. Insomma le opinioni sono varie

La maschera di Pulcinella ha la sua variante francese in ''Polichinelle''  un fanfarone gradasso con doppia gobba e un vestito vistoso e una inglese con ' Punch ' dall' umore malinconico e brutale. Una evoluzione e varietà che comunque ha delle costanti che cerchiamo ora di individuare

ad esempio a conferma di ciò che dice De Simone:

Fin dal 300 si è personalizzata per il prevalere di una  caratteristica voce stridula, propria delle maschere-anime dei morti. Alcuni attori e burattinai utilizzavano un particolare strumento detto "sgherlo" o "pivetta", per accentuare questa caratteristica della voce.

 MOMENTO CENTRALE PER PULCINELLA

Esiste comunque un periodo fondamentale nella evoluzione teatrale di questa maschera esso coincide con la fine del '600 e l'inizio del '700, allorché la storia dello spettacolo a Napoli diventa vera e propria discriminante della storia stessa della città partenopea e della sua vita culturale.

 

Vi fiorisce un teatro di prosa dialettale, espressione di una straordinaria creatività; vi nasce una ricca e fertile generazione di teatranti: teorici, drammaturghi e commediografi, librettisti, musicisti, attori e cantanti, impresari; vi si rinnovano le strutture cittadine di spettacolo: 

si apre il San Carlo e, all'estremo opposto del consumo sociale del teatro, il non meno nobile San Carlino; si afferma la commedia in musica, detta opera buffa, capace di espandersi ed affermarsi per l'intera Europa con caratteri che hanno fatto pensare addirittura ad una  scuola musicale napoletana,sopratutto il teatro rinasce, dopo esaltanti esperienze della commedia dell'arte praticata trionfalmente in Europa per tutto il '600 ed in questa prima metà del '700. In questo periodo La maschera di Pulcinella diventa centrale - Storicamente meglio delineata e si proietta a livello internazionale

Gli attori di Pulcinella

Molti attori hanno impersonato sulla scena il personaggio di Pulcinella ma il più famoso di tutti è stato Antonio Petito trionfatore sul palcoscenico del San Carlino che, nonostante fosse quasi analfabeta, scrisse alcune commedie di grande successo che avevano come protagonista lo stesso Pulcinella.

Secondo la tradizione primo interprete e principale inventore del personaggio di Pulcinella fu l'attore Silvio Fiorillo-i,  già affermato nei panni di Capitano MATTAMOROS  nella seconda metà del Cinquecento cominciò ad interpretare la maschera partenopea, che lo condusse alla notorietà insieme alla Compagnia degli Accesi. Fiorillo o Fiorilli era Parente del famoso Tiberio Fiorilli

della metà del 600  il suo successore fu Andrea Calcese detto ''CIUCCIO'' da  Calcese .Al Calcese seguirono i suoi allievi tra i quali Fracanzani, che ebbe molto successo in Francia dove rimase per molti anni diventando il più famoso Pulcinella parigino.
Si asserisce che fu lui ad aggiungere alla maschera le gobbe, forse per fondere il Pulcinella Napoletano con quello medievale francese da sempre gobbo come il Macco Osco dell'antico teatro romano. 

La commedia dell'arte nell’Italia Meridionale resta un fenomeno popolare dove il gioco scenico è improntato, come nei primitivi moduli 500eschi, più sulla comicità spesso oscena ed elementare dei contrasti fra le Maschere, che non sulle "scene d'amor" dei canovacci dell'Italia settentrionale

Le origini antiche ANZI ANTICHISSIME

Pulcinella è una delle maschere più note della tradizione italiana meridionale. Alcuni tuttavia rintracciano le sue origini,come annunciato prima, nei personaggi delle "fabulae atellanae" come Macco e Dosseno, (teatro antico romano)di cui conserva alcuni caratteri esteriori e interiori, come la gobba e il ventre sporgente, unite ad una certa malizia.

Il teatro antico romano:

Secondo Maurice Sand, Pulcinella sarebbe un discendente di Maccus, uno dei protagonisti dell’antica Atellana; visto che Maccus aveva la particolarità di imitare il verso degli uccelli e delle galline, sarebbe stato soprannominato Pullus gallinaceus e poi, per contrazione, Pulcino o Pulcinella. Affermazione questa confermata anche dal dialetto napoletano ove '' pullicino'' sta per piccolo pulcino 

George Sand, nota scrittrice e madre di Maurice, sostiene, nel 1852, la stessa tesi: il Pulcinella napoletano "discende in linea diretta dal Maccus della Campania, o piuttosto è il medesimo personaggio.  Una statua di bronzo ritrovata a Roma nel 1727 non può lasciare dubbi sull’identità di Maccus e di Pulcinella. Il Pulcinella delle Atellane, porta, come il suo discendente, due enormi protuberanze, il naso uncinato come il becco di un uccello da preda, e due grosse scarpe allacciate sul collo del piede". Pulcinella quindi, secondo la Sand, deriverebbe dalle maschere osche(Antichi abitanti campani) 

Basandosi sulle coincidenze tra antico e moderno gli studiosi hanno trovato svariate analogie che avvalorerebbero questa tesi settecentesca che vuole far discendere PULCINELLA dal MACCUS delle ATELLANE. Difatti numerose sono le somiglianze con gli antichi comici dei Teatri delle Provincie Romane, ad esempio l'uso della pivetta(strumento per alterare la voce) comune ai buffoni greco-romani, l'improvvisazione, i lazzi, i titoli delle farse, la fisionomia nasuta, l'uso del Lupo o mezza maschera nera, il capo rasato comune ai mimi Oschi, il cappello (TUTULUS) oggi detto coppolone e soprattutto il temperamento.

-("Atellana", venne chiamata quella specie di farsa napoletana che comparve per la prima volta in Atella, città osca della Campania, fondamentale importanza di questo genere teatrale fu l'uso frequente di maschere da parte degli attori, che più in avanti si aprì a veri e propri personaggi: "PAPPUS", il vecchi avaro e stupido; "MACCUS", lo scemo canzonato; "BUCCO", mangione e chiecchierone; "DOSSENUS", il furbo gobbo, parassita ed imbroglione.)-

E ancora 

La Maschera di Pulcinella nasce come Zanni (secondo Zanni)al pari di ARLECCHINO(secondo Zanni-il servo) e di Brighella (primo Zanni-intrigante ...capo dei servi) ed assume il ruolo di facchino da farsa, è l'Arlecchino della Commedia Meridionale.
Egli lo rimpiazza in tutto con in più la goffaggine ed il materialismo del suo paese. Pulcinella racchiude in se la balordaggine e la furbizia propria degli Zanni, è un finto tonto, è un furbo vestito da sciocco, ricco di buon senso e umanità terrena.
Il suo predecessore è la Maschera dell'altro Zanni, napoletano Pascariello, anch' egli nella favola discendente della stirpe dei
CITRULO.

IL CARATTERE DI PULCINELLA

Caratterialmente Pulcinella quindi è sempre meno definito di suo fratello maggiore Arlecchino: appare spesso in ruoli diversi; può essere un servo, ma anche un contadino, un mercante di schiavi, un pittore, un innamorato, un capofamiglia. PULCINELLA inoltre ha sulla fronte un grosso porro, ed un altro sulla guancia , l'occhio è tondo e piccolo, per cui l'Attore non s'affaccia nemmeno alla finestra degli occhi, completamente simulato sotto la voce anch'essa alterata. La Maschera allontana un viso e contemporaneamente avvicina una forza, fugge verso un tempo indeterminato, si appoggia sui tratti primari di un viso che non indica un individuo, ma l'uomo con i suoi turbamenti e le sue passioni.

L’indeterminatezza appare chiara anche in un quadro di Tiepolo, che rappresentò molti Pulcinella e non uno solo, come se la sua identità non potesse essere ben delineata: Pulcinella, quindi, "non come un’entità unica, inconfondibile, ma come un tipo riproducibile all’infinito",  poteva venir chiamato a rappresentare qualsiasi cosa un dato attore o un dato pubblico desiderassero. Questo è il vero motivo per cui si  afferma che Pulcinella è il simbolo stesso dello spirito partenopeo, come un francese sostiene che Polichinelle è espressione dello spirito popolare parigino, e gli inglesi hanno intitolato Punch una loro rivista satirica ,tutti possono indicare qualche tratto che li colpisce -la indeterminatezza del Pulcinella è ovviamente conforme alla tecnica della improvvisazione dei comici dell'arte ,ognuno poteva creare e improvvisare

Nei suoi discorsi Pulcinella è sempre molto arguto e talvolta anche volgare. Spesso si esibisce in similitudini grossolane, in strafalcioni, che fanno scoppiare a ridere chi ascolta. Alla nascita Pulcinella è vestito con l’abito tipico degli Zanni, dei servitori: un camicione bianco stretto da una corda in vita e ampi calzoni bianchi. 

La sua peculiarità fisica è la gobba, che lo deforma completamente. Porta anche una barba trascurata, che spunta da sotto la maschera. Alla fine del diciassettesimo secolo assume un aspetto più curato: non ha più barba e gobba. Sulla testa ha un cappello grigio ad ali rialzate, e attorno al collo indossa un fazzoletto a bordi verdi. Sul viso ha una mezza maschera, con rughe pesanti e naso ad uncino.(come nei gallinacei il becco) Verso la fine del Seicento il coppolone sostituisce il cappello di feltro grigio; nell’Ottocento, sotto il coppolone, indossa una fusciacca bianca. All’estero Pulcinella subisce dei cambiamenti, soprattutto in Inghilterra: gli inglesi conoscono un Pulcinella gobbo, con un cappello a cono, e pantaloni e casacca ricchi di nastri e pizzi. Anche in Francia, dove arriva con l'attore Fracanzani nel 1685, la maschera partenopea assume una fisionomia del tutto diversa.

QUALCHE NOTA ANTROPOLOGICA

IL SERVO SCIOCCO-DI ORIGINE RURALE- IN GENERALE QUESTA FIGURA è CENTRALE IN MOLTE NARRAZIONI E FIABE IN TUTTO IL MONDO-IL SERVO è POI UNA FIGURA SOCIALE INTERNAZIONALE -LEGATA ALLE CULTURE POPOLARI alla loro condizione subalterna

Ancora più interessante il rapporto con il carnevale-che si intreccia alle maschere-il carnevalesco ha un rapporto stretto con la cultura popolare Sancio il personaggio di Cervantes(un servo) è un personaggio carnevalesco diventerà figura tipica del Barocco

Ancora oggi questa maschera, all’estero, conserva alcune caratteristiche che la distinguono da quella italiana, a testimonianza di come Pulcinella abbia saputo radicarsi in luoghi diversi, assumendo ogni volta peculiarità differenti, pur conservando la sua identità originaria.Abbiamo questi nomi ad indicare ''lo sciocco''pulcinella in mezza Europa,Polichinelle in Francia, Hanswurst (Germania), Toneelgek (Olanda), Kasperle (Austria), Petrushka (Russia), Karagoz (Turchiia)  Punch in Inghilterra 

ancora le caratteristiche

Sempre affamato e alla ricerca di qualcosa da mettere sotto ai denti.(un canovaccio che arriva sino a Totò)

Pulcinella quindi si adatta a fare di tutto oltre al servo; eccolo di volta in volta, fornaio, oste, contadino, mercante, ladruncolo e ciarlatano, che ritto su uno sgabello di legno, in uno spiazzo fra i vicoli di Napoli, cerca di smerciare i suoi intrugli "miracolosi" a quanti gli stanno attorno a naso ritto, richiamati dalla sua voce chioccia e dai suoi larghi gesti delle braccia. Credulone, litigioso, arguto, un po' goffo nel camminare, Pulcinella é in continuo movimento, sempre pronto a tramare qualche imbroglio o a fare dispetti. Ha anche un carattere mattacchione e, quando qualcosa gli va per il verso giusto, esplode in una danza fatta di vivaci e rapidi saltelli, di sberleffi e di smorfie gustosissime a vedersi. Una cosa però che non riesce mai ad imparare é a starsene zitto quando dovrebbe e proprio per questo é rimasta famosa l'espressione "é un segreto di Pulcinella" per dire di qualcosa che tutti sanno. 

Concludendo

Vi sono almeno quattro aspetti della celebre maschera: 

-la sua natura di personaggio teatrale legato alla Commedia dell'Arte; 

-la sua presenza nell'iconografia artistica di almeno quattro secoli; 

-la persistenza della sua funzione simbolica e rituale nelle feste popolari esempio ''il carnevale''

-la sua proliferazione negli spettacoli di burattini in tutta Europa e fino ai giorni nostri e nell'arte comica indirettamente attraverso canovacci ripresi anzitutto dalla grande tradizione teatrale partenopea 

POLICHINELLE   -francese      


Polichinelle è la derivazione francese del tipo di Pulcinella. Diffuso negli scenari delle ''Commedie'' a partire dal Seicento, Polichinelle ci appare caratterizzato da una grande gobba e da una maschera con un enorme naso adunco che gli conferiva la caratteristica voce stridula. Il costume è colorato, costituito da una casacca e un paio di pantaloni, stretti da una cintura che metteva in evidenza il suo enorme ventre. Il suo carattere appare più simile a quello del Capitano piuttosto che del servo: irascibile, fanfarone e bugiardo, Polichinelle spesso compie azioni riprovevoli. Nel 1685 l'attore italiano Michelangelo Fracanzani giunto a Parigi creò un personaggio nuovo con lo stesso nome, mediando le caratteristiche del Pulcinella italiano con quelle francesi. Accentuò la dimensione della gobba, ponendone in aggiunta una sul petto, conservò la maschera originaria e pose sulla testa un cappello a cono ornato di piume di gallo. Con l'allontanamento dei comici Italiani da Parigi, Polichinelle restò in auge nei teatri della Foire e nei teatri delle marionette, assumendo caratteristiche sempre più stravaganti: l'abito sgargiante, il cappello a bicorno ornato di sonagli, mentre il carattere andò via via diventando quello di uno scioperato pigro e attaccabrighe, sempre in fuga dai creditori.

PUNCH  pulcinella inglese

Punch è la versione inglese del Pulcinella italiano, giunto a Londra attraverso il Polichinelle francese, nella seconda metà del Seicento. Divenuto famoso nelle baracche dei burattini con il ruolo di clown, nel corso del Settecento viene caratterizzato come un uomo dall'aspetto imponente, con una grande gobba, una maschera dal lungo naso adunco, pendente su un mento ricurvo, vestito in uno sgargiante abito giallo e rosso. Il suo carattere è quello di uno scioperato, intento, come uniche attività, alle più nefande malefatte. Gli scenari, che prevedevano un susseguirsi di stragi e ammazzamenti, si concludevano immancabilmente con la condanna di Punch, che veniva condotto al patibolo dal boia oppure all'inferno dal demonio. Nell'Ottocento Punch divenne il simbolo dell'omonimo giornale satirico, mentre nel corso dell'ultimo secolo la sua popolarità andò via via sempre più diminuendo.

Pulcinella  del 1750  

     Pulcinella francese               

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