Jean-Baptiste Poquelin, detto Molière (1622-1673), non sembrava destinato almeno dalla nascita a diventare attore e commediografo. Figlio del tappezziere del re, avrebbe probabilmente intrapreso una  lucrativa carriera nell'amministrazione pubblica, al pari di molti borghesi arricchiti con ansie di promozione sociale. Frequentò il collegio gesuitico di Clermont, si laureò in giurisprudenza e per qualche tempo esercitò la professione di avvocato.

Poi forse le amicizie , la frequentazione degli ambienti libertini (e forse delle lezioni di Gassendi), ma soprattutto l'incontro folgorante con la commedia dell'arte, in particolare la conoscenza di T.Fiorilli  lo indussero ad intraprendere l'ardua carriera dell'attore teatrale. 

-Una scelta di vita

Ardua, perché in quell'epoca - in cui pure i re si degnavano di ridere alle facezie di Arlecchino e di Pantalone ; il mestiere dell'attore era spesso considerato con sospetto e diffidenza, le attrici alla stregua delle prostitute,  le loro spoglie mortali indegne di trovare sepoltura in terra consacrata. E, tra le fila del clero, e ancor più tra quelle della borghesia giansenista, già si preparava la reazione moralista che, alla fine del secolo, avrebbe espulso il teatro (e lo stesso Molière) dalla corte.

Ma la passione, nata nel giovane Jean-Baptiste allo spettacolo delle acrobazie mimiche e linguistiche del comico italiano Tiberio Fiorilli, detto Scaramuccia, lo convinsero ad abbandonare gli studi giuridici  .-nel 1643 fondò, con la compagnia Béjart, l'Illustre Théâtre, il cui fallimento lo costrinse a lunghi anni di peregrinazione in provincia, insieme alla sua amante, la primadonna Madeleine Béjart

La concorrenza dei comici Italiani e la volubilità di un pubblico avido di novità convinsero Molière, già grande attore, a diventare incomparabile autore di commedie. Dopo l'infruttuoso tentativo di cimentarsi nel genere aulico della tragedia, la sua prima fase creativa coincide con la rielaborazione, pur geniale, di vecchi canovacci della commedia dell'arte oppure del repertorio classico (greco e romano). Ma già in queste prime prove si ravvisa quell'attenzione unica al dato sociale e ai suoi riflessi sulla psicologia dei personaggi, che sottrae i suoi personaggi alla schematicità delle maschere italiane. 

Rientrato a Parigi nel 1658, ebbe la protezione dei nobili e di Luigi XIV Per concessione del sovrano si insediò nella Salle Richelieu, che da allora in poi si chiamò Théâtre du Palais-Royal, e dal 1665 la sua compagnia poté fregiarsi del titolo di «compagnia reale». Sposò la diciannovenne Armande Béjart ( forse, più probabilmente, sorella di Madeleine)

I suoi pesonaggi , borghesi che scimmiottano la moda di corte,  vecchi avari, ipocondriaci e gelosi, i suoi valletti furbi e intraprendenti si svincolano progressivamente dagli stereotipi della commedia dell'arte pur mantenendone molti aspetti per conquistare una dimensione sociale ed uno spessore umano che ne hanno fatto dei tipi immortali. 

    Moliere giovane alle prese con il teatro greco

Con i loro comportamenti esasperati, le loro puerili manie, ma anche con tutta la loro sorprendente e contraddittoria umanità (come si vedrà soprattutto nelle produzioni della maturità), sono dei caratteri, sociali e psicologici, ancor più veri ed universali forse di quelli della grande tragedia classica. L'avaro, il Misantropo, l'ipocrita Tartufo e persino don Giovanni, pur rappresentando un'epoca storica ; quella del trionfo della monarchia assolutista feudale e del ripiegamento della borghesia all'interno  delle istituzioni monarchico-feudali ; sono anche degli uomini, con le loro contraddizioni e le loro debolezze. 

Se non incarnano ancora l'immagine di una classe sociale in un dato periodo della sua evoluzione, già rappresentano il riflesso ben definito delle forze sociali in campo, e della loro azione sui comportamenti umani. E in questi uomini deboli, in queste vittime sacrificali del gioco perverso della commedia c'è anche forse, il riflesso delle debolezze dell'uomo Molière, sospeso tra la condizione modesta dell'attore e la fama immortale di commediografo di sua maestà, incerto tra i gusti frivoli della corte e i suoi sentimenti profondi di individuo solitario, malato, tradito e sofferente.

Se, durante tutta la sua esistenza di artista, egli fu oggetto degli attacchi continui, e a volte meschini e personali, di cortigiani gelosi del suo successo e di censori ipocriti ed ottusi, i grandi pensatori del XVII secolo, riconobbero la sua superiorità tra gli scrittori del suo tempo. E ancora, se per lui non fu parca di elogi l'élite cortese (che poi gli voltò le spalle in punto di morte), egli seppe riscuotere un notevole successo presso il vasto pubblico popolare che, fin dagli anni delle tournées in provincia, fu sempre il suo pubblico d'elezione. 

A tal punto che, nel valutare le sue opere, ancor più che alle considerazioni  dotte dei sapienti, egli teneva, come ricorda Schiller, al giudizio estemporaneo della sua cameriera. 

In un'epoca in cui inesorabilmente la cultura ufficiale voltava le spalle alle masse popolari, Molière  non dimenticò mai l'alta lezione della commedia dell'arte, di Scaramuccia, di Arlecchino e del teatro di strada. I frizzi, le boutades e i tiri mancini dei valletti Mascarille, Sgannarello e Scapino trovavano origine proprio nella commedia dei comici italiani-  pensiamo alla figura  di Pantalone e a quella dell'Avaro e a le loro similitudini

Per questa ragione, egli merita di essere incluso non solo nel novero degli artisti immortali, ma anche e soprattutto in quello degli spiriti progressivi. Egli, al pari di Cervantes,  e dei conterranei Rabelais e La Fontaine, pur costretto ad uniformarsi ai gusti di un'epoca di decadenza sociale, politica e morale, seppe riconoscere, e tra le righe condannare, non solo "la degradazione dell'uomo nella società feudale", ma anche "la sua degradazione nella società borghese nascente". 

Molière, scrittore al soldo di una corte corrotta, ove imperversavano la frivolezza dei costumi e un'idea tutta esteriore di modernità, era costretto ad esporre al pubblico ludibrio non solo le sue personali debolezze (l'ipocondria e la gelosia innanzitutto), ma anche il suo profondo rifiuto per la perversione e la meschinità di un Grand Siècle che era in realtà epoca non solo di  corti sfavillanti  ma di decadenza e di barbarie sociale

la sua ''commedia'' umanissima coglieva nel segno delle contraddizioni irrisolte della morente società feudale, e già indicava, seppur confusamente, reali prospettive di cambiamento.

Morì in scena, colto da malore, durante una replica della sua ultima opera, Il malato immaginario. 

Molière è il creatore della moderna commedia di carattere e di costume: dotato di straordinario istinto teatrale, seppe fondere la comicità improvvisata della commedia dell'arte con l'osservazione della realtà sociale e l'analisi dei meccanismi psicologici: vizi, virtù, manie, colti nella loro concreta, drammatica conflittualità e nel quadro di una costante attenzione ai problemi del tempo, tra cui il ruolo della nascente borghesia. Tra i suoi capolavori: Le preziose ridicole (1659), La scuola dei mariti (1661), La scuola delle mogli (1662), Il Tartufo (1664), Don Giovanni o il Convito di pietra (1665), Il misantropo (1666), L'avaro e George Dandin ovvero il Marito umiliato (1668), Il borghese gentiluomo (1670), Le furberie di Scapino (1671), Il malato immaginario (1673).