W.Shakspeare

 

W.Shakespeare nacque a ''Stratford-on Avon'' -Warwickshire- nel sud dell'Inghilterra nel 1546 .

Poche sono le notizie certe che lo riguardano – questo ha creato una quantità notevole di storie e leggende da parte di appassionati, detrattori e critici di  tutto il mondo.Personaggio tra i più grandi della letteratura mondiale noto almeno di nome anche a coloro che poco sanno di letteratura e teatro, citato spesso a sproposito quando ci si trova di fronte una situazione umanamente tragica o complessa. Alcune sue opere in particolare ''Giulietta e Romeo" sono tra i testi più conosciuti al mondo.

Sappiamo che il padre era forse un guantaio ,lavoro artigiano molto diffuso nel Medioevo europeo, altre fonti lo danno piccolo proprietario terriero (yeoman) di Stratford -molto influente -diventato poi sindaco del Paese,la madre ,Mary Arden invece, apparteneva alla piccola nobiltà , W.S .era probabilmente il terzo di otto figli .

La prima allusione alla sua carriera teatrale è gia una leggenda, è fatta dallo scrittore Robert Greene, che nel romanzo -Un soldo di spirito per un milione di pentimento (pubblicato postumo nel 1592) parla con dispetto d'uno Scuotiscena (Shake-scene), un Johannes factotum (uno Zanni tutto fare), che si pavoneggia con le penne degli altri; ma nello stesso tempo- dell'espressione malevola si rammarica lo stesso editore di Greene. Le letture biografiche successive del grande drammaturgo avranno tutte questo tono

Probabilmente seguì studi classici alla ''Grammar School'' del suo Paese ma nel complesso come molti uomini di teatro ebbe una sana formazione da autodidatta , si tenga presente che il teatro a differenza di altre discipline di studio è un'arte appunto, quindi con una sua specifica caratteristica di apprendimento che è difficile imparare in una scuola , se non nel teatro stesso. Si dice che si sposò molto giovane circa intorno ai diciotto anni con una donna di nome Anna Hathaway, un poco più vecchia di lui dalla quale ebbe tre figli.

Il primo lavoro di Shakespeare fu il poemetto mitologico '' Venere e Adone'' (1593), a cui ne seguì un secondo dal titolo '' Lucrezia'' (1594), dedicati entrambi all'amico Henry Wriothesley, conte di Sothampton, in compagnia del quale si è supposto che egli compisse un viaggio in Italia tra 1592 e il 1594. Probabilmente in quell'epoca aveva già iniziato a comporre i Sonetti, pubblicati nel 1609.

Intorno ai venti anni troviamo W.S. a Londra ove faceva l'autore e l'attore di testi teatrali

-notiamo a questo punto una prima caratteristica che è quella di essere Shakspeare sia Attore che Autore , caratteristica che nel mondo del teatro è importante , non priva di conflitti anche perchè gli attori all'epoca avevano uno status sociale considerato negativo dalla morale corrente, non erano visti di buon occhio, gli autori invece erano pur sempre dei Letterati quindi con una certa considerazione.Molte delle maldicenze su W.S. probabilmente si devono proprio al suo mestiere di  attore

In quegli anni a Londra era molto sviluppato il teatro in tutte le sue rappresentazioni , superata la peste del 1593-94 che aveva ovviamente bloccate ogni tipo di rappresentazione,la capitale inglese e l' Inghilterra si avviava a diventare una delle maggiori potenze dell'Europa,siamo tra la fine del cinquecento e i primi del seicento.

-Shakspeare di sicuro si era confrontato con la tradizione popolare teatrale inglese dei cosiddetti ''Mistery plays'', rappresentazioni di tipo religioso con finalità educative che riproponevano temi ed argomenti presi dalla Bibbia e dal Vangelo.

-Un secondo filone teatrale era rappresentato dal genere delle ''Moralities'' drammi di tipo ''intellettuale'' che avevano in genere una finalità moralistica ,con dei protagonisti che interpretavano vicende intorno alle questioni del tipo che cosa è la virtù , il vizio?......- non ultima anche la commedia dell'arte che certamente Shakspeare conosceva, ebbe la sua influenza.

Infine vi era anche l'influsso di Seneca ,autore latino, in più queste rappresentazioni venivano spesso richieste dalla corte inglese che non rifiutava le compagnie popolari -W.S prendeva temi e spunti teatrali anche da altri scrittori in particolare citiamo il novelliere italiano M.Bandello, altro tratto questo che un certo perbenismo a rinfacciato al grande drammaturgo. Sono critiche spesso dovute ad ignoranza di quello che è lo specifico del linguaggio teatrale

-Il pubblico nelle opere di Teatro svolge un ruolo non secondario nel condizionare il lavoro dei teatranti e dello stesso autore, I testi teatrali all'epoca non erano stampati con i diritti di autore come adesso ma erano conosciuti nell'ambito delle compagnie che spesso nascondevano queste storie quasi come dei tesori.Tecniche ,scenografie argomenti erano parte integrante di un patrimonio comune degli uomini di teatro -era evidente che ci fosse uno scambio  una trasmissione del mestiere e non solo -reciproca potremmo dire

-in questo ambito quindi si sviluppa il lavoro di W.S.

Dopo la morte di Elisabetta,il successore Giacomo1° molto appassionato di teatro favorì probabilmente la situazione professionale di W.S.

Tra il 1591 e il 1598 vengono pubblicati i famosi ''Sonetti'' del grande drammaturgo che oltre a uomo di teatro è ricordato anche come un grande poeta,Sonetti che ebbero prima una circolazione manoscritta poi pubblicati nel 1609.il suo teatro è spesso detto teatro della parola ,anche nel senso comune ''recitare Shakspeare'' vuol dire recitare con dizione perfetta un testo che sembra poesia ciò ha creato non pochi luoghi comuni come capita con i grandi della letteratura,ci si può trovare di fronte una dizione enfatica e altosonante che passa per recitazione alla W.S....questo sino al luogo comune  ...si pensi a Giulietta e Romeo

S. ebbe in vita un notevole successo divenne comproprietario(insieme alla compagnia teatrale di Lord Chamberlain di cui faceva parte un grande attore dell'epoca chiamato R.Burbage) del teatro Globe, il teatro poi cambierà nome in King's Men sotto la protezione del re. Nel 1613 viene distrutto da un incendio e la compagnia Chamberlain passa definitivamente ad un altro teatro quello dei Blackfriars  le cronache dicono che ebbe la possibilità di comperare anche una abitazione nel suo paese natale dove si ritirò periodicamente fin dal 1605 e dove morì nel 1613.

Il prosperare delle sue condizioni economiche è attestato dall'ottenuta concessione di uno stemma gentilizio per il padre e per lui nel 1596 e dall'acquisto, l'anno successivo, di questa casa di Stratford, New Place, dove egli si ritirò nell'ultimo periodo della vita.

Dopo il 1611 il nome di Shakespeare non compare più negli elenchi della compagnia. L'ultima sua fatica teatrale fu l'Enrico VI . La sua tomba è nella chiesa della Santa Trinità di Stratford.

La pubblicazione completa delle opere drammatiche e non drammatiche di Shakespeare fu curata dagli attori dei King's Men -John Heminges e Henry Condell nell'edizione in folio del 1623.Del suo nome, che si trova scritto spesso anche Shakspeare e Shakespere, si conservano in tutto ottantatré varianti Ortografiche.

 La forma Shakespeare risulta dall'edizione in folio.-

Sul finire del cinquecento ,primi del 600 abbiamo forse le opere più importanti di W.S.-

La produzione teatrale di W.S è vastissima e comprende generi teatrali molto diversi -ancora oggi si discute della attribuzione di questo o altro testo

La pubblicazione completa delle opere drammatiche e non drammatiche di Shakespeare fu curata dagli attori della compagnia e come abbiamo detto pubblicata nel 1623.

Vi compaiono trentasei drammi divisi in commedie, storie, (Histories, cioè drammi ispirati alla storia nazionale) e tragedie. Semplifichiamo le opere più importanti

-Le commedie sono: La tempesta, Due gentiluomini di Verona, Le allegre comari di Windsor, Misura per misura, La commedia degli errori, Molto rumore per nulla, Pene d'amor perdute, Sogno d'una notte dimezza estate, Il mercante di Venezia, Come vi piace, La bisbetica domata, Tutto è bene quel che finisce bene, La dodicesima notte, Il racconto d'inverno.

-Le storie sono: Re Giovanni; Riccardo II; le due parti dell'Enrico IV; Enrico V, le tre parti dell'Enrico VI; Riccardo III ,Enrico VII.

-Le tragedie sono: Coriolano; Tito Andronico; Romeo e Giulietta; Timone d'Atene; Giulio Cesare, Macbeth; Amleto; Re Lear; Otello; Antonio e Cleopatra; Cimbelino.

-Tra le storie e le tragedie compare Troilo e Cressida. Questi drammi, più il Pericle, non compreso nell'infolio,(la stampa definitiva) formano quello che viene detto '' canone shakespeariano''.

-Ne sono esclusi Due nobili parenti, pubblicato nel 1634 come opera di Shakespeare e J.Fletcher, e Sir Thomas More, edito solo nel 1644, opera di diversi autori, di cui una scena di tre pagine sarebbe stata scritta da Shakespeare.

-Tra le opere minori sono da ricordare la miscellanea di poesie Il pellegrino appassionato (1599), un breve componimento poetico, La fenice e la tortora (1601). e il poemetto Lamento dell'innamorata, apparso in appendice all'edizione dei Sonetti(1609).

In una così vasta produzione, che denuncia come dato immediatamente rilevabile la straordinaria versatilità dell'autore, capace di provarsi contemporaneamente nei più diversi generi drammatici e poetici, si possono pur distinguere periodi abbastanza differenziati.

Negli anni anteriori al 1601 il fervore col quale il poeta entrò in gara coi più fortunati esponenti del teatro contemporaneo, passando dalla Commedia degli errori(Plauto) alla tragedia (Seneca) , lo portò a ispirarsi a una concezione che persino in un dramma della passione quale Romeo e Giulietta lascia intravedere un sostanziale riconoscimento dei valori positivi della vita.

La presenza nei severi drammi storici, che si collegano all'antico teatro religioso, di personaggi come Falstaff è un indizio significativo di questa disposizione del poeta, il quale del testo rivela la sua originalità soprattutto nel fantastico ''Sogno di una notte di mezza estate'', nel geniale contrappunto sentimentale del Mercante di Venezia, Molto rumore per nulla, Come vi piace, La dodicesima notte, e nella commedia ''borghese'' delle Allegre comari di Windsor.

Una diversa pessimistica concezione, cui non furono estranee le vicende che allora sconvolsero l'Inghilterra a cominciate dalla congiura del conte di Essen,(si dice fosse coinvolta la compagnia di W.S.) caratterizza invece il secondo e più prestigioso periodo del teatro shakespeariano, dal 1601 al 1600.

Nelle stesse commedie di quegli anni, come Tutto è bene quel che finisce bene e Misura per misura, il riso si fa amaro e spesso sarcastico.

Fondamentali le tragedie in cui grandeggiano i personaggi dominati dalle passioni più folli e le vittime della perfidia umana, sia che il poeta s'ispirasse alla storia antica sulla scorta di Plutarco (Antonio e Cleopatra, Coriolano), sia che attingesse dalle leggende o dalla tradizione novellistica (Amleto, Otello, Re Lear, Macbeth).

Una serenità che non ha più il carattere fiducioso degli entusiasmi giovanili, ma nasce da una contemplazione distaccata delle contraddizioni della vita ispirò infine i capolavori dell'ultima stagione, compresa fra il 1600 e il 1616: Cimbelino, il racconto d'inverno, La tempesta.

L'opera teatrale di Shakespeare nacque in perfetto accordo con la sua età, e alcuni dei suoi tratti caratteristici si spiegano innanzi tutto come concessioni al gusto del pubblico. Tra gli spettatori si mescolavano aristocratici, borghesi e artigiani, gli unì appassionati per le battute spiritose, i giochi di parole, i dialoghi frizzanti, le trovate romanzesche e le soluzioni patetiche, gli altri portati ad apprezzare la violenza e l'orrore di alcune scene tragiche e il buffonesco di altre, più vicine alla farsa che alla vera e propria commedia.

Ne si deve non ricordare ''la tecnica'' degli spettacoli propri dell'età elisabettiana-elemento fondamentale nelle opere teatrali:

La scena era una piattaforma che si protendeva come una penisola in mezzo agli spettatori della platea, i quali assistevano in piedi, mentre solo pochi privilegiati potevano assistere seduti nelle gallerie o sulla scena stessa.

Rudimentale e simbolico era lo scenario; la convenzione teatrale era accolta senza riserve, e questo consentiva rapidi e frequenti cambiamenti di luogo; l'atmosfera era creata dal testo; i ruoli femminili erano sostenuti da giovinetti; fantasmi, apparizioni portentose non turbavano gli spettatori, i quali partecipavano allo spettacolo manifestando liberamente il loro entusiasmo e la loro delusione.

Queste condizioni danno ragione di quelli che vennero a lungo considerati i difetti del teatro shakespeariano: struttura tutt'altro che rigorosa, mescolanza di generi, violenza, grossolanità, inverosimiglianza.

Ma proprio in quelli che potevano sembrare gli errori di Shakespeare consiste la potenza eccezionale della sua poesia, capace di interpretare nella sua ricca e contraddittoria complessità tutta la vita.

Nella sua opera, che pur rielabora soggetti per lo più noti, c'è infatti tutto ciò che il teatro può offrire: fantasia aggraziata e lieve, preziosità, comicità raffinata, realistica o farsesca, voli epici, fremiti lirici, grandezza tragica.

E se alla lettura questi elementi possono talvolta sembrare non perfettamente fusi tra loro, il movimento e il ritmo impresso alle scene fanno si che nella rappresentazione l'unità risulti perfettamente raggiunta. Lo stile non ha nulla che lo uguagli in tutta la poesia inglese: vigoroso e immaginifico, sa di volta in volta mettere a profitto le risorse d'una prosa colorita e quelle del verso sciolto (blank verse), al quale, dopo avere spezzato lo schema rigido del pentametro giambico dei primi drammi, il poeta seppe imprimere nelle sue grandi tragedie una straordinaria flessibilità e una eguagliabile forza di suggestione; questa raffinatezza di stile è tale da non cedere talvolta nemmeno a quella che l'artista seppe attuare nei Sonetti, capolavoro della lirica inglese.

Ma, anche nell'opinione popolare, Shakespeare è soprattutto creatore di personaggi Immortali: eroi portati dal loro tormento interiore al limite della disperazione, quali Amleto, Macbeth, Otello, re Lear; affascinanti creature femminili, delicate e fragili come Ofelia e Desdemona, o maliziose e abili come Rosalinda e Viola, infine figure comiche, vittime ridicole ma al tempo stesso commoventi delle loro debolezze, come Malvolio, o piene d'iniziative e vivacissime, come Falstaff.

La fortuna di Shakespeare

Mentre i contemporanei avvertirono la grandezza del drammaturgo, di cui Ben Jonson celebrò alte lodi nella prefazione all'edizione in folio del 1623, il periodo che segui la riapertura de teatri inglesi dopo la parentesi puritana (l642-1660f vide appuntarsi contro di lui le censure dei critici, informati al culto classicistico dell'ordine e della chiarezza razionale: quello stesso che indusse Voltaire a correggere drasticamente il giudizio favorevole inizialmente espresso su Shakespeare nelle Lettere filosofiche. Presso il pubblico inglese, tuttavia, la sua popolarità rimase immutata, anche in virtù delle interpretazioni magistrali. Ma che ne diede David Garrick e che furono illustrate perfino da pittori, come Reynolds e W. Hogarth.

Ma solo col prevalere del gusto romantico l'arte del drammaturgo inglese si rivelò in tutta la sua potenza; in questo senso, la sua fortuna offre spunti di somiglianza con quella di Dante, colui, tra i grandi creatori, col quale, nonostante la diversa collocazione storica, egli ha più forti punti di contatto. Espresse immaginosamente le ragioni dell'ammirazione, sempre più crescente fuori dell'Inghilterra a datare dal Settecento, il Goethe, quando paragonò l'opera del grande drammaturgo al libro della natura.

In lui videro l'ideale precursore i poeti dello Sturm und Drang. che ne diffusero le tragedie in Europa. Spirito assolutamente romantico, lo proclamò F. Schlegel, il cui fratello A. W. Schlegel curò, in collaborazione con L. Tieck, una magistrale traduzione di tutta la sua produzione (1797-1810), ancor oggi validissima.Nella polrmica romantica tra antico e moderno il drammaturgo inglese appare come l'inventore del teatro moderno

In Italia l'arte di Shakespeare costituì uno dei principali termini di paragone tra classicisti e romantici ed ebbe tra i più illustri sostenitori il Manzoni.

Tra le poche voci di dissenso, nell'ottocento, quella di Tolstoi.

Memorabili le interpretazioni teatrali e cinematografiche delle opere  di Shakespeare ,R. Ruggeri, R. Ricci, S. Randone, V. Gassman in Italia; tra i registi , L. Visconti, L Squarzina.

Shakespeare fu portato sullo schermo in particolare da L. Olivier, - Amleto (1948), Riccardo III(1956). Marlon Brando fu Antonio e James Mason Bruto nell'ottima versione del Giulio Cesare a opera di Mankiewicz (1953); Orson Weiles diresse con originalità Macbeth (1948) e Otello (1951)-uno dei registi più legati al drammaturgo inglese, mentre A. Kurosawua realizzò una singolare versione giapponese del Macbeth ,la fortuna cinematografica di W.S. dura sino ai giorni nostri.